Un vescovo sarto per rammendare la Chiesa (e san Cristoforo)
A Vallarga uno straordinario san Cristoforo del 1577 circondato da sirene e fauna acquatica. E un vescovo che, in piena Controriforma, restaura un San Cristoforo davvero regale.
A Vallarga uno straordinario san Cristoforo del 1577 circondato da sirene e fauna acquatica. E un vescovo che, in piena Controriforma, restaura un San Cristoforo davvero regale.
Il San Cristoforo di Zepperen è un esempio di un santo cosmopolita in una mondo interconnesso: d’altronde il santo dei pellegrini non può che cogliere qua e là elementi e portarli su di sè raccondando la storia delle strade di Europa. Ecco, dunque, la benda, la quercia, l’eremita e il mantello germanici, i pellegrini alla cintura iberici e la sirena che si specchia e il pescatore anglo-francese: tutto in un San Cristoforo belga, patrono di tutti i pellegrini europei!
Nel 2008 si scoprono due affreschi del 1405 sulla torre della chiesa di Malines. Un omaggio per l’entrata trionfale di Giovanni a Malines.
Il reliquiario dell’omero di san Cristoforo, a lungo ritenuto opera del POLLAIOLO, giunse a Casteldurante nel 1472, donato da papa Sisto IV al cardinale BESSARIONE, il quale lo offrì all’allora Badia di San Cristoforo durante una visita ufficiale effettuata in compagnia di FEDERICO DA MONETFELTRO.
Tre (o quattro) San Cristoforo fra Ivrea e la Val D’Aosta sono espressione della sua pittura dal gusto popolaresco: a Ivrea, a La Salle, A Gressan e (forse) a Montalto Dora.
Sono molte le raffigurazioni della vita e del martirio di Cristoforo che abbiamo incontrato e che incontreremo. Testimoniano un interesse per il santo che va oltre l’immagine iconica dell’attraversamento del fiume. Il loro numero non è però paragonabile alla capillare diffusione che ha avuto l’immagine del traghettatore, al punto che possiamo dire che il martirio di san Cristoforo è quasi obliato nella devozione popolare, a meno di particolari culti locali.
A Fano, la chiesa di san Cristoforo testimonia la diffusione della devozione al santo lungo il Metauro. Quattro raffigurazioni, per almeno otto secoli di devozione.
Per presentarsi come uomo devoto Cristoforo Valeri, lascia in testamento il denaro per affrescare la cappella nel Duomo id Parma: ecco, allora, vita, morte e miracoli di vari santi, soprattutto di san Cristoforo!
Se risalissimo il Maira, giungeremmo in Francia, come i viandanti medievali. Allora affidiamoci anche noi al santo protettore dei pellegrini, san Cristoforo che possiamo vedere ancora oggi a Marmora, Tsroppo, Macra, Camoglieres, Savigliano, Cavallermaggiore)
A Beinette fra XV e XVI secolo la devozione per san Cristoforo fu importante, tanto che divenne patrono della città. Ma dal XVIII secolo, qui come altrove, fu dimenticato.
Le raffigurazioni di san Cristoforo tra Monviso e Torino (Crissolo, Barge, Saluzzo, Villafranca Piemonte, Piobesi Torinese), seguendo il corso del Po, ci fanno ricostruire la storia della sua devozione nel corso di ameno cinque secoli. dal XV al XX.
Al Borgo Medievale di Torino, si sceglie san Cristoforo (e l’homo selvaticus) per rappresentare il XV secolo, il modello è a Verzuolo. e il suo elegantissimo san Cristoforo (con fibbia, cintura, mantello, veste: le più preziose).
Una famosa incisione xilografia del 1423 (no del 1450) al monastero di Buxheim e una sua copia pirata al Museo di Budapest. Protagonisti il nostro san Cristoforo, l’eremita e un uomo di fatica,
Fu certamente all’incisione di Buxheim che si ispirò il pittore gallese della chiesa di Sant Saeran nel Denbighshire per realizzare il suo bel san Cristoforo. Eppure guardate tra i piedi del santo. Dai pesciolini di un fiume della Germania del Sud alla fauna marina, abbondante e pericolosa del Galles costiero!