Un artista trecentesco dei Grigioni e San Cristoforo
Sulla strada che da Coira giunge n Italia sono ancora oggi presenti molte immagini di San Cristoforo colossali, con Bambino in braccio e mano sul petto. Come mai sono così simili?
Sulla strada che da Coira giunge n Italia sono ancora oggi presenti molte immagini di San Cristoforo colossali, con Bambino in braccio e mano sul petto. Come mai sono così simili?
Tre colossali San Cristoforo (tra i quali uno dei più antichi, San Cristoforo delle Alpi) nella Val Monastero: una valle divisa fra Alto Adige e Canton Grigioni in Svizzera. Qui San Cristoforo è anche il simbolo della cultura unica medievale, al di là delle vicissitudini ed è le lotte fra gli uomini che hanno costruito confini.
Un San Cristoforo rinascimentale a Monte Carasso: a Bellinzona (Svizzera) colossale, ma sempre più realistico e umano.
Nella Chiesa di Vamlingbo, nel dus dell’isola svedese del Gotland, un San Cristoforo del XIV secolo che invita i fedeli alla conversione. Ma nel cimitero della chiesa, una pietra runica vichinga ci fa ipotizzare un contatto fra san Cristoforo e i vichinghi.
A Cureglia, in Canton Ticino, il paese dei pittori emigranti la chiesa del patrono, San Cristoforo, è diventato un piccolo laboratorio di studio sull’immagine di san Cristoforo fra Rinascimento e XX secolo.
Otto Dix, perseguitato dal regime nazista si ritirò presso il lago di Costanza, dove si dedicò a paesaggi e soggetti religiosi. Tra il 1937 e il 1944, Dix realizzò diverse versioni di San Cristoforo, utilizzandole come metafore della sofferenza e dell’incertezza vissute durante gli anni bui del nazismo e del Secondo conflitto mondiale.
A Brione Verzasca un san Cristoforo bizantineggiante con due nobili committenti ai suoi piedi,. è gemello dei san Cristoforo della sponda orientale del Lago di Como (Pognana e Moltrasio). Come mai?
Sono moltissime le immagini di san Cristoforo a Bellinzona, terra di grandi strade e di grandi (e piccoli) fiumi: a Giubiasco, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Ravecchia
In Spagna è assai diffusa fra XIV e XVI secolo un’interessante raffigurazione del nostro santo con una grossa macina di mulino e pellegrini alla cintura. Anche in Europa rari immagini di questa iconografia che resta per lo più iberica.
Tanti san Cristoforo in Alsazia: uno alto 4,5 metri a Colmar, riemerso grazie a piogge eccezionali e l’intuito di Claude Berlen.
A Vallarga uno straordinario san Cristoforo del 1577 circondato da sirene e fauna acquatica. E un vescovo che, in piena Controriforma, restaura un San Cristoforo davvero regale.
Il San Cristoforo di Zepperen è un esempio di un santo cosmopolita in una mondo interconnesso: d’altronde il santo dei pellegrini non può che cogliere qua e là elementi e portarli su di sè raccondando la storia delle strade di Europa. Ecco, dunque, la benda, la quercia, l’eremita e il mantello germanici, i pellegrini alla cintura iberici e la sirena che si specchia e il pescatore anglo-francese: tutto in un San Cristoforo belga, patrono di tutti i pellegrini europei!
Nel 2008 si scoprono due affreschi del 1405 sulla torre della chiesa di Malines. Un omaggio per l’entrata trionfale di Giovanni a Malines.
Nella chiesa di san Marco a Milano, riscoperto un affresco (XIV sec.): San Cristoforo. le gambe del santo e le acque, in cui sguazza un polipo.