- Un’iconografia di San Cristoforo davvero singolare in Spagna
- E in Europa
- Bibliografia
- Grazie a Pier Giuliano Cecchi!
Un’iconografia di San Cristoforo davvero singolare in Spagna
In Spagna è assai diffusa fra XIV e XVI secolo un’interessante raffigurazione del nostro santo con una grossa macina di mulino e degli ometti alla cintura.
Incominciamo a dare un’occhiata e a mappare queste immagini. Di alcune di queste immagini abbiamo già parlato e di altre parleremo ancora, data la loro straordinarietà.






- BURGOS (Castiglia e León) Cattedrale di Burgos – XIV secolo . Un grande affresco, ormai scolorito in cui sono raffigurati tre simpatici pellegrini alla cintura e una grossa macina da mulino al braccio di san Cristoforo.
- COTILLO (CANTABRIA) San Andrés de Cotillo (Cantabria) – XIV o XV secolo – . Scultura in pietra posta sul fianco esterno dell’entrata occidentale, raffigurante il santo che tiene la macina sotto l’ascella e reca quattro figurine alla cintura.
- LEON (Castiglia e León) Museo Catedralicio y diocesano di León, XIII secolo Sotto all’attuale immagine di un Ecce Homo si nasconde San Cristoforo, che porta alla cintura cinque pellegrini che dialogano fra loro. Con il braccio destro sostiene Gesù e porta una macina da mulino.
- PER APPROFONDIRE, guarda il post dedicato (in PREPARAZIONE)
- LEON (Castiglia e León) Cattedrale di León (Chiostro Inizio del XIV secolo – ). Questo altorilievo in pietra è datato in base alla cronologia architettonica del recinto claustrale. Raffigura il gigante che inserisce il braccio sinistro nella macina mentre la sua cintura circonda tre piccoli pellegrini.
- MADRID XIV secolo (stile protogotico) – Museo del Prado (Madrid), Retablo di San Cristoforo. Una grande tavola centrale che mostra tutti gli attributi, inclusi la macina e due personaggi legati ai lati della cintura.
- SALAMANCA (Castiglia e León) – San Marcos (Salamanca) XIV secolo. Un dipinto murale situato nell’abside della chiesa, dove il santo sostiene la macina con il gomito e presenta quattro figurine aggrappate al cinto.
- SALAMANCA (Castiglia e León) – Cattedrale vecchia – XIV secolo. Un dipinto murale con macina e pellegrini.
- SEGOVIA (Castiglia e León) – Chiesa di san Millan di Segovia – XIV secolo. Un colossale San Cristoforo con quattro pellegrini alla cintura e (forse) una macina da mulino al braccio. Da notare la testa di cane: è la variante del cinocefalo: unico caso non orientale!
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- SIVIGLIA (ANDALUSIA) XV secolo – San Benito de Calatrava (Siviglia). Tavola in stile ispano-fiammingo (ora al Museo di Belle Arti di Siviglia) che presenta il santo con la macina e due contadini/viandanti legati alla cintura.
- SIVIGLIA (ANDALUSIA)- San Julián – 1484 . Dipinto murale di circa 8 metri, purtroppo distrutto nel 1932, che riportava la data e la firma dell’autore (Juan Sánchez de Castro) e seguiva lo schema iconografico con macina e personaggi al cinto.
- ZAMORA (Castiglia e León) Santa Maria Una pittura molto deteriorata che presenta la macina, ma non i pellegrini.
- ZAMORA (Castiglia e León) San Cristóbal de Entreviñas – XIV secolo. Una scultura lignea policroma che, nonostante le mutilazioni, conserva i fori per la macina e mostra tre individui legati frontalmente alla cintura.
Come spiegarci questa strana iconografia, che ha avuto tanta fortuna in Spagna fra XIV e XV secolo?
La macina da mulino fra le braccia del santo
L’inserimento della macina da mulino (rueda de molino o muela) nell’iconografia di San Cristoforo potrebbe racchiude diverse stratificazioni simboliche.
La macina come segno di forza sovrumana e di gigantismo
La capacità di sorreggere o infilare il braccio nel foro di una pesante macina è un segno immediato della sua forza sovrumana. Questo elemento sottolinea la sua natura di gigante. Credo che questo sia l’aspetto fondamentale che ha determinato la scelta di questo simbolo, anche se rimangono plausibili anche altri significati simbolici, che vanno ad assommarsi.
La macina come memento del martirio
Da una parte potrebbe esserci un riferimento al martirio: in uno dei supplizi in una versione della sua leggenda, il santo fu gettato in un pozzo con una grande pietra legata al collo. Egli riuscì a liberarsi e usò la stessa pietra per minacciare il re. Anche le prostitute (Nicea e Aquilina) che erano state inviate per sedurlo durante la prigionia, (ma che il santo riuscì a convertire alla fede cristiana) furono condannate alla morte tramite uno strumento d tortura dotato di un pesante masso.
In ogni caso questo particolare potrebbe essere stato reso popolare dalle rappresentazioni teatrali medievali, che amavano drammatizzare e rendere visibili tali elementi simbolici
Alcuni storici sono ostili a questa interpretazione: in particolare Garrido, nel suo studio sul valore simbolico del mulino nell’arte castigliana, esclude questa allusione.
San Cristoforo e il mulino, una dimora? un luogo di lavoro?
Si potrebbe anche pensare che la macina abbia a che fare con la capanna vicina al fiume presso cui il santo vive, spesso corredata di un mulino.
Questo elemento potrebbe anche riferirsi al patronato di san Cristoforo su facchini e portatori, come farebbe pensare anche l’incisione di Buxheim.

Devo poi a Pier Giuliano Cecchi un’informazione relativa all’esistenza di un legame speciale fra San Cristoforo a Barga e il mulino: A Barga l’Opera del Duomo intitolata a San Cristofano (Cristoforo), sin dall’antico, aveva un grande molino sul fiume di Barga, la Corsonna. Chi su quel fiume avesse voluto costruire un molino doveva chiedere il permesso non alla comunità ma all’Operaio dell’Opera di San Cristofano. La suggestione è interessante:
La macina come segno di rinascita e conversione
Da un punto di vista più astratto e universale, l’atto di passare attraverso una pietra forata (come appunto la macina) rappresenta la nascita a una nuova vita. Nelle fonti, questo concetto è strettamente legato alla conversione del santo operata da Gesù, un passaggio spirituale che trova un parallelo fisico nel guado del fiume.
San Cristoforo è il nuovo dio del grano? Una suggestione celtico-ligure
Stefano Borsi mette in evidenza, nel suo lavoro su San Cristoforo, quanto in area celtico-ligure, la memoria liturgica del santo (festeggiata il 25 luglio) mantenga delle caratteristiche legate alle feste pagane celtiche di dio Lugh. Durante queste feste si compiono riti di legati al raccolto cerealicolo: sono riti di morte e rigenerazione, finalizzati alla celebrazione del raccolto, ma anche all’accantonamento delle sementi per l’anno seguente. Stefano Borsi così commenta: ‘il traghettare il fanciullo al di là del fiume vorticoso esprime questo retaggio e riflette queste problematiche: il fanciullo, risulta chiaro, sarà il nuovo raccolto, il futuro assicurato. […]: nella religione latina l’epiteto frugifer è sovente attribuito a Plutone, dio degli inferi e dell’inverno‘ Che la raffigurazione del mulino sia un richiamo ancora una volta a quegli dei che il santo pagano avrebbe sostituito? E che questo possa valere anche in ambito iberico?
Devo poi a Pier Giuliano Cecchi un’informazione relativa all’esistenza di un legame speciale fra San Cristoforo a Barga e il mulino: A Barga l’Opera del Duomo intitolata a San Cristofano (Cristoforo), sin dall’antico, aveva un grande molino sul fiume di Barga, la Corsonna. Chi su quel fiume avesse voluto costruire un molino doveva chiedere il permesso non alla comunità ma all’Operaio dell’Opera di San Cristofano. La suggestione è interessante:
I pellegrini alla cintura
La presenza di piccole figure umane (spesso chiamate “personajillos” o “figurillas”) appese alla sua cintura o ai suoi abiti rappresenta una variante iconografica molto particolare e significativa, tipica della fine del Medioevo.
Secondo gli studi di Gabriel Llompart, queste figure simboleggiano i pellegrini (peregrinos) o viandanti (romeros) che invocano la protezione del santo. La loro presenza sottolinea il ruolo del santo come patrono e protettore dei viaggiatori. Il santo non porta solo Gesù Bambino, ma estende il suo aiuto ai fedeli che si trovano in circostanze simili (attraversare pericoli o fiumi), trasformandosi nel perfetto ausiliario per chi è in cammino.

In alcuni casi, queste figure sono rappresentate con attributi tipici del pellegrino, come il cappello a tesa larga, la cappa e il bordone con la zucca-borraccia. In altri esempi, mostrano tratti individualizzati: giovani, barbuti o persino calvi.
E in Europa
Una curiosità inglese
Alle raffigurazioni spagnole, si aggiunge la menzione di un dipinto a Sedgeford (Norfolk, Regno Unito), identificato come un’estensione di questo motivo, che raffigura il santo come un “Ercole cristiano” con tre giovani viaggiatori al seguito, associato alla presenza della macina.
Pellegrini alla cintura o bambini nella borsa? In tutta Europa
Questa raffigurazione ha a che fare con l’iconografia dei bambini nella borsa di San Cristoforo, diffusa in Polonia, Belgio, Olanda e Germania di cui abbiamo già parlato. Riporto qui due esempi e rimando ai post del blog per approfondimento.



Bibliografia
- Grau Lobo, Luis. 1994. «San Cristóbal, homo viator enlos camnos bajomedievales avance hacia el catálogo de una iconografía singular». Brigecio: revista de estudios de Benavente y sus tierras, fasc. 4–5: 167–84.
- Llompart, G., 1965 «San Cristóbal como abogado popular de la peregrinación medieval. Acotaciones a la talla gótica del Museo Marés, de Barcelona, número 219», RDTP, XXI (1965), pp. 293-313
- Borsi, Stefano. 2017. «Storia di san Cristoforo: origini e diffusione di un culto tra mito e realtà»,. Prima edizione. Collana mosaico. Libria
- Garrido, José Luis Hernando. 2012. «Notas sobre iconografía y cultura tradicional». Studia zamorensia XI
