Bellinzona, terra di strade e fiumi

Bellinzona, porta delle Alpi fra Medioevo e Rinascimento

Poche città della Svizzera italiana possono vantare una collocazione geografica altrettanto decisiva quanto Bellinzona. Stretta fra le pendici alpine e il corso del fiume Ticino, la città si è trovata per secoli al cuore di un sistema viario che metteva in comunicazione il mondo mediterraneo con quello nordeuropeo. Da Bellinzona si diramano — o convergono su di essa — le direttrici che attraverso il Passo del San Gottardo raggiungono la Svizzera centrale e il cuore dell’Impero; quella che risale la Val Mesolcina verso il Passo del San Bernardino, aprendo la strada ai Grigioni e alla pianura renana; quella che percorre la Valle di Blenio fino al Passo del Lucomagno, collegando il Ticino all’Oberland; infine la direttrice verso il Passo della Novena (Nufenen), che congiunge la Leventina al Vallese. Bellinzona era dunque il punto obbligato dove confluivano, per poi ridistribuirsi, mercanti, pellegrini, eserciti e ambasciatori.

Già i Romani avevano compreso il valore del sito, fondandovi un castrum. Nel Medioevo questa vocazione di controllo e di passaggio si fece ancora più nitida: la città divenne teatro di lungo contesa fra il Ducato di Milano e i Cantoni Svizzeri, ciascuno consapevole che chi teneva Bellinzona teneva le chiavi delle Alpi. Fu per questa ragione che i Visconti e poi gli Sforza vi eressero — nel corso del Quattrocento — il poderoso sistema difensivo dei tre castelli (Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro) con la grande cinta muraria che chiudeva l’intera larghezza della valle. Solo nel 1516 la città entrò definitivamente nella sfera della Confederazione elvetica. L’eccezionalità di questo complesso militare, unico nell’arco alpino, è stata riconosciuta nel 2000 con l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Bellinzona e le acque: il Ticino e i suoi affluenti

Alla centralità viaria di Bellinzona corrisponde una situazione idrografica altrettanto significativa. Il fiume Ticino, che nasce a oltre 2.400 metri di quota nelle vicinanze del Passo della Novena, percorre la Leventina e la Valle Riviera prima di giungere all’altezza della città, dove scorre sul fronte nord-occidentale, tenendosi discosto rispetto al centro abitato. Poco prima di Bellinzona, e precisamente in corrispondenza del comune di Arbedo-Castione, riceve da sinistra il fiume Moesa, proveniente dalla Val Mesolcina: quest’ultimo è il maggior tributario del Ticino superiore e porta con sé le acque di uno dei valichi più frequentati, il San Bernardino. Da oriente giunge invece il torrente Morobbia, che scende dall’omonima valle. Da ovest confluisce il torrente Sementina, oltre a numerosi riali minori. A Biasca, più a nord, il Ticino aveva già inglobato le acque del Brenno, proveniente dalla Val di Blenio — valle che conduce al Lucomagno. L’idrografia dell’area bellinzonese è dunque lo specchio diretto delle grandi direttrici alpine: ogni vallata con il suo passo corrisponde a un affluente che porta le proprie acque al Ticino nel nodo di Bellinzona.

Questa molteplicità di corsi d’acqua non era soltanto una risorsa, ma anche un pericolo: il Ticino era noto per il suo corso irregolare e per le piene devastanti, tanto che gli insediamenti storici si svilupparono ai margini della pianura alluvionale, su posizioni rialzate al riparo dalle esondazioni. Solo tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento fu realizzata la correzione del fiume, che oggi scorre incanalato.

Un santo per i pellegrini su strade e fiumi

Questa condizione di quotidiana prossimità con le acque (da attraversare, da temere, da propiziarsi) e la posizione strategica di Bellinzona sulle strade che congiungono Nord e Sud Europa sono una chiave fondamentale per comprendere la straordinaria densità di immagini di san Cristoforo, il santo traghettatore e protettore dei pellegrini.


Le immagini di san Cristoforo a Bellinzona e nel suo territorio

Sono moltissimi le immagini di san Cristoforo a Bellinzona.

Giubiasco (CH-TI), Chiesa di Santa Maria Assunta. Affresco esterno del XX sec,
Moleno (CH-TI),  Chiesa di San Vittore il Moro. Affresco esterno del XVIII sec.
Monte Carasso – Curzitt (CH-TI) S. Bernardo. Affresco esterno del XV sec.
Monte Carasso (CH-TI) S. Bernardino e Gerolamo Affresco esterno della metà del XVI sec.
Pianezzo (CH-TI), Chiesa dei santi Giacomo e Filippo, Affresco esterno del XVI sec.
Ravecchia (CH-TI), Chiesa di San Biagio. Affresco esterno del XIV sec.

Un san Cristoforo trecentesco nella chiesa più antica di Bellinzona: Chiesa di San Biagio, Ravecchia

La chiesa di San Biagio è la più antica di Bellizona, citata per la prima volta nel 1237. Sulla facciata a capanna in pietra a vista, un gigantesco San Cristoforo domina la composizione degli affreschi trecenteschi. L’opera, datata intorno al 1360 e attribuita al cosiddetto Maestro di San Biagio, mostra il santo nella sua rappresentazione classica: la figura poderosa, in posizione frontale, si erge con il Bambino sulle spalle e si appoggia a un lungo bastone nodoso, miracolosamente fiorito.

Un san Cristoforo quattrocentesco: la Chiesa di San Bernardo, Monte Carasso

La chiesa di san Bernardo sul Monte Carasso, in località Curzitt, sorge su un ripiano che domina la pianura verso Bellinzona, in posizione panoramica e di controllo visivo sul territorio circostante. All’esterno della piccola chiesa romanica di Monte Carasso, presso la porta che conduce dal campanile alla chiesa (in origine la facciata principale della chiesa), è dipinto in stile gotico un San Cristoforo. L’affresco, sopra una piccola porta sulla facciata esposta a sud, presenta la figura del santo nell’iconografia classica, appoggiato al bastone fiorito, mentre regge il Bambino.

Nel XVI secolo a Monte Carasso: la Chiesa di San Bernardo, Monte Carasso

Sulla facciata della chiesa parrocchiale dei Santi Bernardino e Girolamo a Monte Carasso, affrescata verosimilmente intorno al 1535 da Domenico Pezzi, detto il Furgnico, pittore originario di Puria di Valsolda, ecco un meraviglioso san Cristoforo. Il santo è raffigurato nell’iconografia classica consolidatasi tra Trecento e Quattrocento: una figura di gigante che attraversa le acque con il Bambino Gesù sulle spalle, sorretto da un lungo bastone nodoso, miracolosamente fiorito a testimonianza della sua conversione. La collocazione sulla facciata, sotto il portico, assicurava alla figura una doppia visibilità: era percepibile da lontano per chi percorreva le strade della pianura di Magadino, e si svelava nei dettagli a chi si avvicinava all’ingresso della chiesa.

San Cristoforo cinquecentesco e i santi dei pellegrini: la Chiesa di San Filippo e Giacomo, Pianezzo

Menzionata nelle fonti già nel 1371, la chiesa nella sua forma attuale venne costruita nel XVI secolo, riutilizzando parte delle murature dell’edificio tardogotico preesistente. Si presenta con un’unica navata, un piccolo presbiterio a pianta quadrangolare coperto da una volta a crociera e un robusto campanile sormontato da una copertura a padiglione. Tra il XIX e il XX secolo fu interessata da diversi interventi di ristrutturazione e restauro. Sulla facciata principale si conservano due affreschi datati 1557, raffiguranti san Cristoforo e i santi cui la chiesa è dedicata.

Ancora nel Settecento, san Cristoforo a Moleno: la Chiesa di San Vittore il Moro, Moleno

Risale al XIII secolo la chiesa di San Vittore il Moro a Molena, ma è stata completamente rifatta nel secolo XV e rimaneggiata nel Settecento. L’edificio presenta un coro poligonale e un imponente campanile. Sopra il portale principale una lunetta con un affresco della Crocifissione del secolo XVII; sulla sinistra una grande figura di San Cristoforo (secolo XVIII).

Anche nel XX secolo: la Chiesa di Santa Maria Assunta, Giubiasco

Alla sinistra del portale della chiesa di Giubiasco (costruita nel XII secolo, ma di fondazione almeno del X secolo) vi è l’affresco più recente di San Cristoforo. Alquanto deteriorato, fu dipinto dal barbenghese Attilio Balmelli  nel 1943.

Bibliografia

  • AA.VV., Guida d’arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, pp. 41–42 (chiesa di San Biagio, Ravecchia).
  • Beretta, I. (a cura di), Bellinzona. Profilo storico-artistico, Edizioni Casagrande, Bellinzona 1988.
  • Crivelli, A., Arte medievale nel Ticino, Locarno 1945.
  • Ghiringhelli, R., voce «Bellinzona», in Dizionario storico della Svizzera (DSS/HLS), versione online: hls-dhs-dss.ch (consultato giugno 2026).
  • Gubler, H. M. – Gasser, H. – Matter, A., Die Kunstdenkmäler des Kantons Tessin, voll. I–III, Birkhäuser, Basel 1971–1983.
  • Il Capochiave, «Simbologie medievali e rinascimentali: l’immagine di San Cristoforo»
  • Ticino (fiume), voce in Dizionario storico della Svizzera, hls-dhs-dss.ch, versione del 27 agosto 2012.
  • Wikipedia, voce «Chiesa di San Biagio (Bellinzona)», it.wikipedia.org (aggiornamento ottobre 2025).
  • Wikipedia, voce «Bellinzona», it.wikipedia.org (aggiornamento maggio 2026).