Il gigante sotto il portico: il San Cristoforo della Chiesa di San Bernardino e Girolamo di Monte Carasso

La chiesa e il suo contesto

In posizione leggermente sopraelevata rispetto alla piana del Ticino, nel quartiere di Monte Carasso — oggi parte del comune aggregato di Bellinzona — si trova la chiesa parrocchiale dei Santi Bernardino e Girolamo, edificio dalla storia stratificata e dalla facciata tra le più ricche di immagini dell’intero territorio bellinzonese. L’origine della costruzione risale all’XI o al XII secolo, quando sorse con navata unica e abside semicircolare: una forma semplice e robusta, coerente con la tradizione romanica della regione. Nel 1450 vi fu eretto accanto un convento agostiniano femminile, in quegli stessi anni in cui il preesistente oratorio di San Girolamo venne dedicato anche a San Bernardino da Siena — il predicatore francescano appena canonizzato (1450), la cui devozione si diffondeva rapidamente nell’Italia settentrionale e nelle terre cisalpine.

Nei decenni successivi la chiesa fu ampliata, il coro aggiunto tra il 1658 e il 1660, e la facciata principale — affiancata da un possente campanile cinquecentesco e preceduta da un ampio portico — divenne il supporto di un apparato pittorico di grande qualità e significato.


La facciata affrescata

Nella seconda metà del Cinquecento, verosimilmente intorno al 1535, la facciata della chiesa fu interamente affrescata.

Le fonti attributive convergono su un unico artefice: Domenico Pezzi, detto il Furgnico, pittore originario di Puria di Valsolda — oggi comune di Valsolda, in provincia di Como — una delle valli lariane che, per tradizione, fornivano maestranze artistiche ai cantieri della Lombardia e della Svizzera italiana. La data di nascita di Pezzi è ignota; l’ultima notizia documentata che lo riguarda risale al 28 marzo 1549. La sua attività è attestata in diversi cantieri dell’area subalpina: nel 1513 a Santa Maria del Sasso di Morcote, e successivamente al Duomo di Como.

A Monte Carasso realizzò un programma iconografico articolato nelle specchiature del prospetto architettonico: San Cristoforo — figura dominante e colossale —, San Pietro, San Bernardino da Siena, Sant’Apollonia, Santa Veronica, l’Annunciazione e Dio Padre con due angeli, quest’ultimo in posizione apicale. Un ciclo che intreccia la devozione ai titolari della chiesa con santi protettori della comunità e temi mariani, secondo una logica devozionale diffusa nel Rinascimento lombardo e insubrico.


San Cristoforo: il gigante che veglia sulla strada

Un classico San Cristoforo del XVI secolo

La figura di San Cristoforo occupa — com’è norma nell’iconografia del santo — una posizione privilegiata e dimensioni volutamente sproporzionate rispetto alle altre immagini. Il santo è raffigurato nell’iconografia classica consolidatasi nel Cinquecento: una figura di gigante che attraversa le acque con il Bambino Gesù sulle spalle, sorretto da un lungo bastone nodoso, miracolosamente fiorito a testimonianza della sua conversione.

Guardiamolo con attenzione, soprattutto alcuni interessanti particolari.

A uno sguardo attento

Sulle foglie della palma sono visibili datteri, dello stesso colore della veste di Cristoforo. Il bel mantello fermato al collo da un gioiello (lo stesso gioiello e lo stesso mantello per santo e Bambino) è rimboccato in vita, trattenuto da una corda che fa da umile cintura. La veste comunque è ricca, come testimoniano sia la lunghezza sia i numerosi bottoni di camicia e maniche. Più che in spalla, il Bambino è a cavalcioni del collo del santo. Tiene nella mano destra il globo del mondo e con la sinistra stringe i capelli di Cristoforo.

Da notare infine lo sguardo del Santo: rivolto sempre verso i fedeli, non ha la sicurezza (e l’efficacia) degli occhi apotropaici del Santo nelle raffigurazioni precedenti, come quella all’oratorio di San Bernardo di Monte Carasso. Un Santo dunque ancora colossale, ma sicuramente più umano e dipinto con una tecnica sicuramente più raffinata e più realistica: siamo passati, ovviamente, dal Tardogotico al Rinascimento.

Chiesa di san Bernardino e san Gerolamo – Monte Carasso – Bellinzona (Svizzera)
San Cristoforo con Bambino
Chiesa di San Bernardo – Monte Carasso- Bellinzona (Svizzera) – XIV sec.

San Cristoforo, il santo del confine

La collocazione sulla facciata, sotto il portico, assicurava alla figura una doppia visibilità: era percepibile da lontano per chi percorreva le strade della pianura di Magadino, e si svelava nei dettagli a chi si avvicinava all’ingresso della chiesa.

La scelta non era casuale. Monte Carasso si trovava — e si trova — lungo le direttrici che collegano Bellinzona, nodo di strade alpine, ai centri della sponda occidentale del lago Maggiore e, risalendo la Valle del Ticino, ai passi del San Gottardo e del Lucomagno. Chi transitava per queste vie — mercante, pellegrino, soldato — trovava nell’immagine del gigante traghettatore un duplice messaggio: il richiamo alla protezione del santo e l’invito alla preghiera prima di affrontare le insidie del cammino. La credenza popolare, profondamente radicata nel Medioevo e ancora viva nel Cinquecento, assicurava che chi avesse visto l’effigie di San Cristoforo non sarebbe morto di morte improvvisa entro la giornata.

Interessante anche il fatto che il portico offriva non solo una copertura che proteggeva gli affreschi dalle intemperie, ma creava anche una sorta di soglia sacra, uno spazio di transizione tra la strada e l’interno della chiesa. San Cristoforo vi presiede come guardiano e guida, figura liminare collocata proprio sul confine tra lo spazio del viaggio e quello della devozione.


Bibliografia

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  • Valle Parri, S., «Domenico Pezzi, detto Furgnico. Madonna con il Bambino tra i Santi Biagio e Gerolamo», in Agosti – Stoppa – Tanzi (a cura di), Il Rinascimento nelle terre ticinesi, Officina Libraria, Milano 2010 [2011], pp. 186–189.
  • Wikipedia, voce «Chiesa dei Santi Bernardino e Girolamo», it.wikipedia.org (aggiornamento giugno 2025).