San Pietro in Mistail: silenzio nelle Alpi Grigionesi
Su una strada trafficata nel Medioevo
La chiesa di San Pietro in Mistail sorge in una posizione di suggestivo isolamento, adagiata su un altopiano roccioso tra le località di Tiefencastel e Alvaschein, dominando dall’alto il corso dell’Albula lungo l’antica via del Passo del Settimo. La posizione della chiesa è interessante: la via del passo era molto battuta durante il Medioevo, spesso preferito alla strada della Viamala (di cui abbiamo già parlato). Torneremo alla fine del post su questo particolare.

Una chiesa carolingia a tre absidi
Dal punto di vista storico-architettonico, l’edificio rappresenta un unicum di eccezionale rilevanza: si tratta dell’unica chiesa carolingia a tre absidi in Svizzera ad essere giunta fino a noi architettonicamente intatta. A differenza della nota chiesa del monastero di San Giovanni a Müstair, che ha subito profonde modifiche strutturali con l’inserimento di volte tardo-gotiche, Mistail conserva la purezza originaria dell’aula carolingia a soffitto piatto. La sua fondazione risale all’epoca di Carlo Magno, intorno all’800 d.C. Le campagne archeologiche del 1967-1969 hanno rivelato la presenza di 34 tombe di epoca pre-carolingia, testimoniando una continuità sacra antichissima. Il toponimo “Mistail” deriva direttamente dal termine latino monasterium, a memoria della funzione cenobitica della fondazione carolingia
Da monastero a luogo di pellegrinaggio
Le vicende storiche del sito sono indissolubilmente legate alla sua natura di monastero femminile, probabilmente nato come filiazione della comunità di Cazis. La vita monastica si interruppe nel 1154, quando il vescovo Adalgott ne decretò la chiusura citando l’inadeguatezza del luogo e i disordini interni. In seguito alla soppressione, i beni e la struttura passarono sotto la giurisdizione del monastero premostratense di San Luzi a Coira. Dopo una riconsacrazione avvenuta nel 1397, la chiesa assunse un ruolo centrale per la comunità locale di Alvaschein, servendo come principale luogo di sepoltura fino al 1679. In epoca moderna, il sito si è trasformato in una meta di pellegrinaggio, preservando la sua aura di sacralità alpina.
Tre strati di affreschi
L’interno della chiesa, caratterizzato da un ampio vano rettangolare che separa lo spazio dei laici dall’antico coro delle monache, custodisce un apparato decorativo di straordinario valore documentario. La stratificazione pittorica si articola su quattro livelli temporali che coprono oltre un millennio di storia.
- Il nucleo originario di epoca carolingia (circa 800 d.C.) comprendeva in origine cicli narrativi con rappresentazioni sceniche del Nuovo Testamento, incorniciati da fregi e bande tricolori.
- Il secondo strato, databile tra il 1400 e il 1410, domina l’abside centrale con pitture tardo-gotiche raffiguranti il Cristo Pantocratore in trono entro una mandorla, circondato dal collegio degli apostoli.
- Sopra il portale settentrionale si trovano tre scene di un artista locale: San Gallo con l’orso, San Pietro che consacra la chiesa e il cosiddetto Cristo festivo (o delle domeniche), un’immagine monitoria che mostra Gesù ferito dagli strumenti di lavoro usati indebitamente durante il giorno del Signore.
- Infine, le decorazioni barocche del XVII secolo, frammenti decorativi con ghirlande e la figura di San Pietro vescovo sulle pareti frontali dell’abside mediana, completano il palinsesto visivo.
Il gigante San Cristoforo
L’elemento iconografico più imponente del sito è la figura monumentale di San Cristoforo sulla parete nord. L’opera, alta circa 7 metri e realizzata con la tecnica della calce a secco tra il 1400 e il 1410, colpisce per la sua forza espressiva e la ricchezza dei dettagli.

Il santo è raffigurato frontalmente mentre guada un fiume a piedi nudi; sul braccio sinistro reca il Cristo Bambino benedicente con il globo, mentre con la mano destra sorregge un bastone che termina con una chioma di latifoglie. Il santo poggia la sua mano sinistra sul petto. Notevole è la resa cromatica del mantello viola, arricchito da una fodera schematica in ermellino bianco. L’abito è lungo, arricchito da quadrati gialli con interno azzurro. Una cintura in vita trattiene l’abito e raccoglie il mantello.
Il Bambino indossa una veste a pieghe a righe verticali, da cui fuoriescono i piedini nudi.

Colpisce lo sguardo l’ambiente acquatico, popolato da pesci rappresentati con minuzia naturalistica e dalla figura mitologica di una sirena coronata con doppia coda.



San Cristoforo fra tradizione locale
Fra tutti i particolari abbiamo voluto soffermarci su alcuni aspetti che differenziano questo San Cristoforo da quelli della zona. Il Maestro di Waltensburg, infatti, all’inizio del Trecento, ha dipinto moltissime immagini di San Cristoforo che hanno caratteristiche molto simili all’immagine di Mistail: in particolare la posizione frontale, la stessa tipologia di capigliatura, ma soprattutto la posizione del Bambino sul braccio e la mano sul cuore di Cristoforo. Queste caratteristiche sono presenti anche qui a testimoniare che l’artista di Mistail conosceva questi San Cristoforo e si ispirava ad essi.



… e novità
Ma a Mistail sono presenti anche dei particolari innovativi.
Prima di tutto il Bambino porta nelle mani il globo del mondo. Si assiste ad una sorta di passaggio dalla figura di Cristo portatore del Vangelo e della buona novella a quella di Cristo signore del mondo. Questa immagine del Bambino come il Signore del mondo, è strettamente collegata alla Legenda aurea, che alla fine del XIV secolo si era maggiormente diffusa anche in Svizzera.
Ancora più notevole la questione relativa alla fauna acquatica. La fauna acquatica fa riferimento ad un passaggio di Cristoforo in mezzo al fiume, elemento non presente negli altri affreschi, non solo perché lo stato più basso generalmente non è ben conservato, ma proprio perché il San Cristoforo del Maestro di Waltensberg è fondamentalmente immobile. La presenza della fauna acquatica, invece, dà un valore molto più fortemente narrativo a tutta l’immagine. San Cristoforo si sta modernizzando, sta diventando il santo che traghetta il bambino, protagonista del grande racconto del traghettamento, fatto anche per immagini.
Un santo dunque contemporaneamente tradizionale, locale e anche con elementi di novità.
Altri San Cristoforo svizzeri: work in progress
Tenendo in considerazione queste osservazioni, è possibile paragonare questa raffigurazione con altre due immagini di San Cristoforo presenti nel nord della Svizzera
La prima risale al 1340 e si trova nella Chiesa Riformata di Oberwinterthur (regione Zurigo); presenta la stessa immagine, ma come percorsa da una scossa, come se il vento gonfiasse la veste di Cristoforo che, dunque, si sta muovendo.
Nella seconda immagine, che si trova nella chiesa di Amsoldingen, presso Berna, più statica e frontale, Cristoforo accenna ad un gesto allocutorio e la mano non è più appoggiata sul petto.
Entrambi gli affreschi hanno rovinato la parte più bassa e quindi non possiamo dire se sia presente o no la fauna acquatica.


Riprendere il cammino dopo una pausa a San Pietro in Mistail
E così, senza nemmeno pensarci ci siamo allontanati da San Pietro in Mistail, un luogo affascinante, dove il silenzio e la semplicità architettonica favoriscono la meditazione. Ci siamo lasciati portare in braccio dal grande santo, lui stesso in un momento di passaggio, capace di rimanere locale (seguendo la Vita di Cristoforo raccontata da Walther di Spira), ma anche di diventare globale (seguendo la sempre più nota Legenda Aurea di Jacopo da Varazze).
Bibliografia
- Cath-Albula,it
- St. Peter Mistail GR, Schweizerische Kunstführer GSK, no. 254, Berna 1979.
