- San Cristoforo trecentesco nei Grigioni svizzeri
- Un san Cristoforo prima della Legenda Aurea
- Un artista più moderno nei Grigioni
San Cristoforo trecentesco nei Grigioni svizzeri
Osservando i molti San Cristoforo, lungo la Viamala, nel Canton Grigioni in Svizzera, ci troviamo di fronte alle opere dello stesso maestro o almeno alla sua bottega, attiva nei Grigioni nel quattordicesimo secolo.









Ne abbiamo già colto alcune peculiarità.
- Cristoforo ha una postura assolutamente frontale: statico, non accenna ad alcun movimento del corpo e si aggrappa con la mano destra ad un bastone per lo più fiorito. Questa immagine è abbastanza comune nelle raffigurazioni alpine nel XIV secolo. Del tutto particolare, invece, il gesto di Cristoforo che sostiene con il braccio sinistro il Bambino; la mano sinistra del santo è appoggiata sul cuore.
- Cristo bambino sta seduto sul braccio del santo: con una mano stringe un libro, mentre ci benedice sollevando il braccio destro.
- Entrambi indossano abiti lunghi fino ai piedi. Il santo porta un mantello elegante, purpureo e spesso foderato di ermellino. raccolto in vita e agganciato alla cintura. La sua veste è molto elegante, decorata, ampia e tenuta in vita da una cintura, comunque preziosa. Il Bambino ha una vestina lunga tenuta in vita, che lascia intravedere un piedino nudo.
- Cristoforo tiene gli occhi aperti e rivolti non a Cristo, ma a noi che lo guardiamo. I suoi capelli sono ricci e porta la barba. Sul suo capo e su quello del Bambino è presente l’aureola.
- In molte raffigurazioni tra queste, sono disegnate delle stelle sullo sfondo.
E ci siamo chiesti: Qual è il significato della mano che Cristoforo appoggia al petto? Perché il Bambino sta in braccio e non sulle spalle del santo? Come mai Cristo porta nelle mani un libro? E perché le stelle nel cielo?
Oggi cercheremo di dare risposta a queste domande.
La posizione del Bambino in braccio
Prendere in braccio un bambino è la cosa più naturale. Non ci stupisce per niente la posizione in cui si trova il bambino nella immagine trecentesca dai Grigioni. Ma se vuoi muoverti, soprattutto in un luogo pericoloso, è molto meglio tenere il bambino sulla spalla.
La posizione del Bambino sul cuore, la più naturale, ha a che fare con la posizione frontale e assolutamente statica di San Cristoforo. Nel XIV secolo, San Cristoforo non è ancora il santo traghettatore ma il santo che protegge dalla mala morte, temuta soprattutto da chi viaggia, offrendo Cristo come modello stretto sul suo cuore. San Cristoforo, come tutti i cristiani, è un annunciatore di Cristo e lo offre agli altri, perché lo tiene sul suo cuore.
Questa immagine rivela un’iconografia precedente alla grande diffusione della Legenda aurea in zona germanica. Scritta da Jacopo di Varazze entro il 1298, la leggenda sancisce il racconto del santo che trasporta il bambino. Ma questo momento non era presente nelle biografie precedenti del santo, in particolare nella versione più diffusa in questo ambiente germanico: la Vita e Passio Sancti Christophori scritta dal Walter di Spira. In essa si spiega il significato del termine “Cristoforo”, intendendolo come il portatore di Cristo e non come colui che trasporta il bambino.
Nel racconto di Walter di Spira, è il santo stesso ad essere un pellegrino, che se ne va dalla sua terra perché nessuno è profeta nella sua patria: egli si allontana per ricevere il battesimo (pur avendo una natura almeno parzialmente mostruosa) e predicare la Buona Novella.
L’immagine di Gesù in braccio è presente anche altrove, ad esempio in Inghilterra e Galles o nella Chiesa di san Fermo a Verona.


La mano sul cuore
Saldamente collocato sul braccio del santo, l’equilibrio del Bambino non richiede che il santo intervenga per tenerlo stretto con il suo braccio, così come non è necessario che il Bambino si tenga ai capelli del santo. Troveremo questi due movimenti invece nelle immagini più tarde.



Nelle immagini grigionesi, Cristoforo appoggia la sua mano sinistra sul suo petto, con un gesto fortemente simbolico Da una parte, infatti, mostra la sua fede nei confronti di quel Bambino che ha fra le braccia. Dall’altra, mette in evidenza la sua umiltà, caratteristica molto sottolineata da Walter di Spira nella sua biografia di San Cristoforo.

Cristo, la Buona Novella
Il bambino trasportato da Cristoforo non porta nelle sue mani né un cartiglio, né il globo del mondo, come è solito fare nelle rappresentazioni più tarde.


L’oggetto che tiene fra le mani è un libro, il Vangelo. Il Bambino dunque non è il Signore del mondo ma è il Signore che porta la salvezza, la buona novella di Dio Padre. Con la mano destra, il Bambino ci benedice. Entra subito in dialogo diretto con noi. Lo stesso dialogo che è presente fra noi e il santo. Santo e Bambino, però, non si guardano.

Il bastone fiorito
La quercia fiorita
Il santo immobile tiene con fermezza un bastone piantato a terra. Il bastone fiorisce. Se nella Legenda aurea di Jacopo di Varazze si parla di una fioritura con palma e datteri, Walter di Spira parla genericamente di un bastone fiorito. Ecco dunque le fioriture dell’albero a forma di foglie di quercia o comunque di alberi che si trovano nella zona, contrariamente alle palme. Abbiamo già altrove fatto delle ipotesi riguardo alla scelta proprio della quercia. Rimando al post dedicato.

Nelle fonti agiografiche e nelle immagini
Nella Legenda Aurea e nella Vita di Walther di Spira, il bastone fiorisce per dimostrare che il Bambino trasportato è il Cristo e una seconda volta, durante la predicazione del santo, per testimoniare che Cristoforo è mandato da Dio.

Nelle immagini a partire dal XV secolo, la verga fiorita è forse l’attributo principale di San Cristoforo nelle sue immagini. Il bastone è raffigurato come già fiorito mentre il santo trasporta il Bambino in acqua. Segno che il santo sta riconoscendo il Bambino proprio mentre si trova ancora nell’acqua o che, comunque, anche se il santo non lo sa, la sua redenzione si è già compiuta.
Ma in queste immagini trecentesche del maestro di Weltensburg, il bastone fiorito è ancora il segno che testimonia che Cristoforo è inviato da Dio.

Le stelle
Colpiscono, soprattutto nella raffigurazione di Rhäzüns, le stelle in cielo. Le stelle sono una caratteristica della pittura del Maestro di Waltensburg, ma direi che c’è anche qualcosa di più.

Nelle raffigurazioni del XV secolo, soprattutto in aria germanica, compare spesso un personaggio: un eremita illumina la strada a San Cristoforo, che procede nell’acqua. La cosa particolare sta nel fatto che nella Legenda Aurea non si parla di un passaggio notturno. Eppure l’immagine di una lanterna nelle mani dell’eremita è molto diffusa. A volte ci sono anche le stelle nel cielo ed il cielo è buio. Tutti elementi che portano a pensare che la traversata sia avvenuta di notte.



Ma questo particolare non è presente nella Legenda Aurea, la principale fonte per ricostruire la biografia di San Cristoforo, opera del 1298 di Jacopo di Varazze . E, infatti, è altrove che dobbiamo cercarli: in una vita di san Cristoforo scritta almeno un secolo prima della Legenda Aurea, la Passio et vita Sancti Christophori di Walter di Spira. In questa agiografia, infatti, i due momenti cruciali della vita di San Cristoforo vengono collegati alle stelle.
Un san Cristoforo prima della Legenda Aurea
Il San Cristoforo dipinto dal Maestro di Weltensberg, dunque, nonostante sia cronologicamente posteriore rispetto alla Legenda Aurea, mostra una certa indipendenza dalla fonte, facendo chiaro riferimento alla Passio et vita Sancti Christophori di Walter di Spira, molto diffusa nelle aree alpine germaniche.
Particolari come quello del bastone fiorito, della presenza delle stelle nel cielo, nonché la posa frontale del santo che ci mostra il Bambino, più che trasportarlo, ci permettono di intuire una storia per immagini del santo precedente al 1298, anno in cui fu ultimato il capolavoro dell’agiografia medievale.
Un artista più moderno nei Grigioni
Eppure nella stessa area e solo pochi decenni dopo, un altro artista raffigura San Cristoforo con caratteristiche molto simili a quelle degli altri del Maestro di Wartenburg, ma anche con delle novità. Stiamo parlando del San Cristoforo di Mistail: introdotto nella storia di Cristoforo è l’elemento narrativo, attraverso la fauna acquatica. Ma ne parleremo presto.

