San Cristoforo, San Giacomo e il Cristo della domenica a Sacun di Ortisei
Oggi San Cristoforo, sulle sue spalle, mi ha portata in un posto davvero suggestivo: siamo in Val Gardena, a Ortisei, e più precisamente a Sacun, dove sorge una piccola chiesa raggiungibile con un quarto d’ora di cammino nel bosco, appena sopra l’abitato. Già il panorama vale la passeggiata, ma la chiesa merita ancora di più.

La chiesa di San Giacomo
Si tratta della chiesa più antica della Val Gardena. Le prime documentazioni che la citano risalgono al 1283, ma probabilmente l’edificio aveva già alle spalle almeno un secolo di vita. Dedicata a San Giacomo, merita una visita per i suoi interni e soprattutto per due tesori che vi mostrerò.
Il primo sguardo va però all’esterno. La chiesa fu sicuramente restaurata nel XV secolo, quando versava in rovina, ed è per questo che l’impianto gotico è evidentissimo: lo vediamo nel campanile slanciato, nel presbiterio gotico con la volta a crociera e nei meravigliosi affreschi, realizzati probabilmente nel Quattrocento da maestri della scuola di Bressanone.
Nel XVII secolo la chiesa fu rimaneggiata ancora, e porta quindi con sé alcuni pezzi barocchi molto interessanti: in particolare l’altare e un bellissimo pulpito. Accanto al pulpito si trovano affreschi dedicati alla vita di San Giacomo, purtroppo oggi poco leggibili. Raccontano la lotta contro Ermogene, la predicazione del santo, il suo martirio, probabilmente la traslazione del suo corpo in Spagna e il miracolo dell’impiccato e del pollo.
Devo ammettere che ho fretta di uscire dalla chiesa: non solo per godermi le Dolomiti, ma anche per dedicarmi all’affresco per cui sono arrivata fin qui, un bellissimo San Cristoforo del XV secolo. Mentre lo fotografo, però, mi accorgo che accanto a lui c’è un altro affresco davvero interessante. Lascio quindi per ultimo il mio San Cristoforo e parto da questo.
Il Cristo delle Festività
Cosa si fa durante le festività cristiane? Si va in chiesa e si prega; non si lavora. Chi lavora, infatti, contribuisce alle sofferenze di Cristo. Questo è ciò che mostra l’affresco: dalle piaghe del Cristo escono gocce di sangue che diventano fili, e questi fili uniscono il Cristo sofferente alle persone che si disinteressano del suo dolore e continuano a lavorare, anche di domenica.

Interessantissimi sono i diavoletti che stanno sulle spalle di queste persone e cercano di nutrirsene, di mangiarle. C’è chi lavora i campi, chi fa il pane, chi gozzoviglia in malo modo: tutti agguantati, addentati, morsi, aggrediti dai diavoli.
A un certo punto l’immagine fu ricoperta di calce, come testimonia anche la stazione della Via Crucis costruita proprio nel mezzo. Si racconta che l’affresco sia stato coperto perché le ragazze rimaste incinte, ma che non volevano avere figli, andavano a grattare via pezzettini di diavoli per ingerirli e provocare in questo modo un aborto. Credenze paganeggianti o no, l’affresco fu ricoperto con la calce e ne è riemerso solo di recente.
San Cristoforo
Ed ora, dulcis in fundo, questo meraviglioso San Cristoforo.

Una veste preziosa
Il santo indossa una gonnella verde, fermata in vita da una cintura di cuoio a cui è appeso un borsellino, e una spadina, secondo la tipica raffigurazione del San Cristoforo tirolese. Nella cintura è inserito anche il mantello, veramente stupendo: rosso porpora damascato, decorato con animali e fiori, con una bordatura probabilmente d’ermellino, o comunque di una stola bianca impreziosita da pietre rosse, forse rubini. Troviamo la stessa veste anche altrove (scoprirete dove alla fine del post!)
Con la mano destra il santo sorregge il Bambino, che gli sta in ginocchio sulle spalle. Anche Gesù indossa una lunga gonnella e un bellissimo mantello bianco, fermato al collo da un diadema e arricchito da disegni decorativi molto belli. Il Bambino forse ci benedice con la mano destra, mentre con la sinistra si tiene stretto ai capelli di Cristoforo. È aureolato.
Ancora statico
Forse il pittore voleva dare un’idea di movimento attraverso il mantello sulle spalle di Gesù e le pieghe della veste di Cristoforo, ma tutto sommato non è riuscito a esprimere il dinamismo. Eppure il santo sta procedendo, inarrestabile, attraverso il fiume: lo capiamo perché ha in mano un albero fiorito, di cui si vedono le radici nella profondità del torrente. In mezzo all’acqua ci sono esseri mostruosi, che rappresentano i pesci ma richiamano anche le insidie e le difficoltà di questo passaggio.
Un misterioso pescatore
Sulla riva c’è un pescatore: un’immagine di estremo realismo, che potrebbe però essere un richiamo alle immagini Cristo delle Festività che si trova proprio accanto. In alcune raffigurazioni di San Cristoforo, infatti, il diavolo è rappresentato proprio come un pescatore, e i pesci che prende sono gli uomini.

Un eremita con il rosario
Sopra il pescatore c’è l’eremita, che attende Cristoforo perché completi la sua opra di traghettatore. Normalmente l’eremita regge una lanterna con cui illumina il tragitto del santo. Qui invece sta pregando: ha tra le mani un libro e uno strano oggetto che potrebbe sembrare un rosario.
Pescatore ed eremita stanno su un prato fiorito, alla base di una chiesa. Quella chiesa è sicuramente San Giacomo a Sacun, ma così come la vedeva il pittore nel XV secolo, quindi ancora con il campanile originario. Sullo sfondo si distinguono due castelli, non ancora identificati: probabilmente esistevano nel Quattrocento ma sono ormai andati completamente distrutti.
Un santo che protegge chi si mette in viaggio
Questo grande San Cristoforo era qui certamente per proteggere pellegrini e viandanti, esattamente come San Giacomo, a cui la chiesa è dedicata. La chiesetta si trova infatti sul Troi Paian, un’antica via che un tempo collegava il Veneto alla vicina Val d’Isarco, passando per i passi dolomitici e attraversando la Val Gardena, per poi fiancheggiare quello che era il castello dei conti di Stetteneck. Era dunque una via molto frequentata, e prima di mettersi in viaggio ci si votava a un santo: in particolare a San Cristoforo, capace di proteggere dalla morte improvvisa, quella che arriva senza permetterti nemmeno di ricevere gli ultimi sacramenti.
Dalla Val Gardena al Tirolo: il San Cristoforo di Abfaltern
Ora vi vorrei mostrare questa immagine del San Cristoforo sulla facciata della chiesa di Abfaltern si trova nel villaggio di Abfaltern, parte del comune di Abfaltersbach, nel distretto di Lienz, in Tirolo. Appena le amiche (mie e di San Cristoforo) Lisa e Silvana me ne hanno inviato una foto, ho notato subito le somiglianze perché il santo è stato realizzato dalla stessa bottega (che era itinerante). Lo prova la veste con gli stessi colori e la stessa fattura, la presenza dell’eremita (con in mano il libro) e anche del pescatore (se ne intravede la canna). Diversa è, invece, la resa del dinamismo, qui davvero accentuato, nonché una fauna acquatica più ricca e variegata (ma poco leggibile).

Sul canale youtube sullespalledisancristoforo
Bibliografia
- Pfarrkirche Abfaltern
- suedtirolerland.it e valgardena-groeden.com (San Giacomo)
- pagina wikipedia
