Un gigante tra noi: la reliquia di Vercelli
Vercelli e il dente di San Cristoforo
A Vercelli una chiesa meravigliosa è dedicata a San Cristoforo: sul suo altare, Gaudenzio Ferrari nel 1523 aveva dipinto la pala d’altare, la cosiddetta Madonna degli aranci di cui abbiamo già parlato.

Ma la chiesa di San Cristoforo a Vercelli è stata meta di pellegrini provenienti da ogni angolo d’Europa anche per un altro motivo. Essi erano attirati dalla possibilità di venerare una reliquia straordinaria: un dente di proporzioni colossali attribuito al santo titolare.

Nel Basso Medioevo, i frati Umiliati acquistarono la reliquia e la deposero in uno scrigno d’oro e d’argento, offrendola al mondo come prova tangibile della grandezza fisica del martire. Gregorio Tornielli (15431622), teologo italiano, descrive nei suoi Annali che a Vercelli, in una chiesa dedicata a San Cristoforo, vide un dente molto grande che si suppone provenisse da questo santo, e prosegue dicendo che il domenicano Tomas de Torquemada (1420–1498) aveva già segnalato un dente che si trovava a Loria, grande quanto una mano. Anche l’umanista spagnolo Juan Luis Vives, visitando la città di Vercelli nel XVI secolo, descrisse l’oggetto con stupore.

Un erudito secentesco e i giganti prediluviani
La fama del dente trovò un instancabile sostenitore nel XVII secolo nella figura di Giovanni Battista Modena Bichieri, un canonico vercellese convinto che la propria città fosse stata edificata da Put, nipote di Noè. Il dente venne dunque collegato non più a San Cristoforo, ma ai biblici giganti, vissuti prima del Diluvio Universale

Nel suo manoscritto del 1617, Modena citava il dente custodito in San Cristoforo come una prova inconfutabile dell”antica nobiltà del territorio. Per l’erudito, la scoperta avvenuta nel 1622 presso la località Saletta di un corpo di “grossezza indicibile” non faceva che avvalorare una verità che egli considerava sacra e infallibile, basata su una lettura letterale delle Scritture. All’epoca, molti resti animali fossilizzati venivano comunemente interpretati come ossa di giganti antidiluviani, finendo spesso per essere esposti come oggetti di culto nelle cattedrali.
La reliquia sotto esame
Con il passare del tempo e l’evoluzione delle scienze naturali, l’autenticità della reliquia iniziò a essere messa in discussione. Nel XVIII secolo, un naturalista analizzò l’oggetto e dichiarò sorprendentemente che si trattava, in realtà, di un dente di ippopotamo. Di fronte a tale scoperta, i sacerdoti decisero di rimuovere il reperto dall’altare e proibirne la pubblica venerazione.
La reliquia ritrovata
Nonostante l’allontanamento dai circuiti ufficiali della devozione, il ricordo del “dente del gigante” è rimasto vivo nel folklore locale fino ai giorni nostri. Il ricercatore Luigi Bavagnoli ha condotto un’indagine quasi investigativa, intervistando un anziano prelato che gli rivelò come la reliquia fosse stata affidata a un custode laico, il marito di una sarta. Dopo lunghe ricerche, Bavagnoli è riuscito a rintracciare il cofanetto d’argento, che era rimasto chiuso per decenni. All’apertura dello scrigno, si vide che il reperto non era affatto un dente di gigante, e nemmeno di ippopotamo, ma un frammento di mandibola di capra, probabilmente risalente all’epoca del Modena.
Ringrazio Luigi Bavagnoli mi ha concesso l’uso delle immagini del reperto.



Oltre la reliquia: l’eredità di un mito
Sebbene la scienza abbia definitivamente declassato l’oggetto oggi in nostro possesso a resto animale, la vicenda del dente di San Cristoforo rimane un capitolo affascinante della storia della mentalità. Questa “falsa reliquia” ci racconta di un’epoca in cui la fede cercava nel terreno conferme visibili. Oggi, quel frammento osseo non è più una prova della statura fisica del santo, nè, tantomeno, la prova dell’esistenza dei giganti prediluviani a Vercelli, ma testimonia la forza di una tradizione che è durata a lungo a Vercelli e la commistione fra necessità di credere e curiosità critica che spesso hanno convissuto, spingendo l’uomo a interrogarsi incessantemente sul confine tra sacro e profano.
Altre reliquie di san Cristoforo
Non è questa l’unica reliquia di San Cristoforo. Vi rimando al post in cui esse vengono presentate: a partire dalla più famose in Italia, a Barga e a Urbania, nonché in Croazia, ad Arbe, che hanno dato origine a patronati di san Cristoforo, ad altre, di minore importanza, ma conservate in reliquiari davvero preziosi. Troverete anche il riferimento ad altre reliquie gigantesche (appunto appartenute ad un gigante come Cristoforo…).
Bibliografia
- YouTube Channel Luigi Bavagnoli, La leggenda del dente del Gigante della chiesa di San Cristoforo: la reliquia ritrovata, video documentario.
- Luigi Bavagnoli, Il mistero dei giganti prediluviani ed il dente di S. Cristoforo, Teses.net.
- Lincos, S. e Stilo, G., I giganti di Vercelli e il dente di san Cristoforo, in Giandujotto scettico n° 166, 2024.
- Molteni, E., Vergani, M. e Riva, M. A., “The gigantic tooth of St. Christopher”, in British Dental Journal, vol. 226, n. 4, 2019.
- Luginbuehl Wirz Regula, Die spätgotischen Reliquienstatuetten des heiligen Christophorus Ikonografischer Hintergrund, Auftraggeberschaft, Stifterumfeld und Frömmigkeitspraxis
