San Cristoforo sulla facciata della chiesa riformata di Bondo

A Bondo, un ciclo di pitture del 1481

Chi arriva a Bondo, in Val Bregaglia nei Grigioni Svizzeri, e alza gli occhi verso la chiesa di San Martino si trova davanti a una piccola sorpresa: le pareti esterne non sono mute. Oggi la chiesa è riformata, ma sulla facciata occidentale è rimasto un ciclo di pitture del 1481 circa, che incornicia il portale e l’oculo. Fra i protagonisti c’è, naturalmente, lui: un San Cristoforo di dimensioni imponenti, dipinto frontalmente, che ci guarda dritto negli occhi. Perché proprio lì? E perché proprio così? Lasciamoci guidare da uno studio fondamentale sulle pitture esterne delle chiese alpine, quello di Simona Boscani Leoni.

Un santo gigante ci protegge

Il santo si trova all’estremità destra della composizione, chiuso in un’inquadratura diversa da quella delle altre immagini, quasi a sottolineare l’unicità del santo protettore dei viaggiatori. Il carattere che emerge immediatamente è proprio la sua dimensione colossale, sia a paragone degli altri santi, sia nelle sue stesse fattezze. Non solo le sue gambe sono colossali, ma addirittura la sua veste esplode per la possanza del petto del santo.

San Cristoforo- Chiesa di san Martino – Bondo (CH-GR)

Ma, come ben ci insegna la Boscani Leoni, per capire l’immagine la dobbiamo inserire nel suo contesto. Sopra il portale compare, con ogni probabilità, la Vergine, e attorno a lei si dispongono San Martino, patrono della chiesa, Sant’Antonio, San Giacomo, San Giovanni Evangelista e un santo vescovo con i donatori. La composizione è molto curata e piena di echi interni.

Facciata – Chiesa Riformata di Bondo (CH-GR)

Insieme a San Martino: la carità di San Cristoforo

Incominciamo ad osservare un particolare: il bastone fiorito di Cristoforo sconfina fino quasi a toccare il cavallo di San Martino, che nel registro superiore divide il mantello con il povero. Un dettaglio che sembra un capriccio del pittore e che invece, a ben vedere, è un legame voluto.

Le due scene hanno infatti molto in comune. La divisione del mantello è un atto di carità e di sacrificio, e anche Cristoforo si mette al servizio di chi deve attraversare il fiume. In entrambi i racconti c’è poi una conversione: per Martino, quando Cristo gli appare in sogno; per Cristoforo, quando incontra il Bambino. Due santi, due gesti di servizio, un’unica idea: chi porta l’altro porta Cristo.

Un vescovo e una famiglia nobiliare

Chi pagò queste immagini? Quasi a metà dell’inquadratura che riunisce Cristoforo e Martino è dipinto lo stemma di Ortlieb de Brandis, vescovo di Coira dal 1458 al 1491, che con ogni probabilità finanziò entrambe le scene. Un secondo stemma, accanto a Sant’Antonio, rimanda ai de Salis, famiglia locale legata ad Antonio de Salis, podestà della valle nel 1481. Non si tratta, dunque, di un’iniziativa anonima di devozione popolare.

Mettere le immagini all’esterno, dove le vedevano tutti, era anche una scelta di comunicazione. Secondo gli studiosi, il vescovo poteva affermare così la propria autorità e la centralizzazione ecclesiastica in un territorio dove i comuni rurali spingevano verso una maggiore autonomia. Le pitture esterne diventavano interlocutrici quotidiane degli abitanti dei villaggi di montagna, e insieme una “vetrina” per chi le commissionava.

Ma Cristoforo, per chi passava sull’antica via del Settimo e del Maloja, era soprattutto un protettore: vederlo al mattino voleva dire essere preservati, per tutta la giornata, dalla mala morte, quella improvvisa, senza sacramenti, e dalla peste.

Insieme a San Giacomo: i santi dei pellegrini

Sotto Martino si vede San Giacomo, dipinto all’altezza del busto di Cristoforo. L’accostamento si spiega con il calendario liturgico: i due santi si festeggiano lo stesso giorno, il 25 luglio. Entrambi, tra l’altro, proteggono viaggiatori e pellegrini. Una combinazione analoga è stata proposta anche a Müstair.

Insieme a San Giovanni evangelista: San Cristoforo eucaristico

Accanto a Giacomo c’è il fratello Giovanni Evangelista, di tre quarti e rivolto verso il portale, con in mano un calice. L’attributo ricorda la prova a cui fu sottoposto a Efeso: costretto a bere da una coppa piena di serpenti velenosi, ne uscì vivo e vittorioso. Un’altra leggenda, ripresa da Jacopo da Varagine, lo vuole trasportato in cielo come la Vergine, e questo potrebbe spiegare il suo posto accanto alla figura centrale.

Il calice, però, dice anche altro. Evoca l’eucaristia e trova un corrispondente nel Bambino portato da Cristoforo, la cui visione apotropaica era assimilata a quella dell’ostia durante la messa. Per chi guardava, dunque, la facciata non era soltanto un’illustrazione di storie sacre: era un invito a pensare al sacramento. Non sorprende che anche all’interno della chiesa ci sia una monumentale Coena Domini, probabilmente voluta dallo stesso vescovo Ortlieb.

Ultima cena – Chiesa di San Martino – Bondo (CH-GR) – ph. Adrian Michael

Cancellati ma non perduti

La storia di Bondo prosegue come quella di tante chiese svizzere. Dopo l’adesione alla Riforma, nel 1552, le immagini subirono gravi danni: i volti dei santi furono intenzionalmente cancellati, secondo una pratica diffusa tra gli iconoclasti riformati, e la Vergine fu la figura più colpita. Ma le pitture non vennero distrutte: furono ricoperte da uno strato di intonaco o di calce. Un gesto di rifiuto, certo, che ha però fatto da custode, permettendo che i colori arrivassero fino ai restauri del Novecento.

Se ti incuriosisce la storia delle immagini di San Cristoforo nei Grigioni Riformati, ti rimando al nostro post su San Cristoforo in una terra della Riforma: il canton Grigioni.

Un santo che ci aspetta sulla soglia

A Bondo, l’immagine di Cristoforo è un gigante posto con intelligenza in un insieme pensato, che parla di carità, di conversione, di eucaristia, e anche di potere e di protezione. E il suo destino, nascosto e poi ritrovato, ci ricorda che le immagini hanno una storia lunga quanto quella delle comunità che le hanno amate, temute e, a volte, coperte, rovinate, ma anche fatte rinascere.

Se passate dalla Val Bregaglia, fermatevi davanti alla facciata di San Martino: San Cristoforo, di sicuro, vi ha già visti arrivare.

P.S: San Cristoforo in compagnia di…

L’associazione di san Cristoforo ai santi raffigurati su questa facciata è peraltro molto comune. Ne vediamo qui altri esempi che provengono da ambiti geografici diversi dai Grigioni. Opera del Pordenone a Venezia è l’immagine che ritrae San Cristoforo e San Martino.

san Martino e san Cristoforo
Giovanni de’ Sacchis, il Pordenone – San Martino e san Cristoforo – Chiesa di san Rocco – Venezia ph. Didier Descouens

Anche a Moena, a cavallo fra le trentine Val di Fiemme e Val di Fassa, San Cristoforo è associato a san Giovanni Evangelista (ma anche a Sant’Antonio e a San Nicolò).

Zuane Forcellini, San Cristoforo . Ciasa Ischiaza – Moena (TN)

Qui, invece, un’immagine del Museo di Cento che raffigura San Giacomo e san Cristoforo. Ricordiamo anche le moltissime titolazioni di chiese ai due santi patroni dei pellegrini e festeggiati il 25 luglio.

Maestro bolognese – San Cristoforo, San Giacomo e un devoto – civicapinacotecailguercino.it

Bibliografia

  • Simona Boscani Leoni, Essor et fonctions des images religieuses dans les Alpes. L’exemple de l’ancien diocèse de Coire (1150-1530 env.), Peter Lang, Berne/Berlin/Bruxelles 2008 (in particolare la discussione su Bondo, pp. 487-489).
  • Cécile Voyer, recensione a S. Boscani Leoni, Essor et fonctions des images religieuses dans les Alpes, in «Cahiers de civilisation médiévale».
  • Jacopo da Varazze, Legenda aurea, a cura di Giovanni Paolo Maggioni, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, Firenze 1998.
  • Georges Servières, «La légende de saint Christophe dans l’art», Gazette des Beaux-Arts, 63, 1921, 1, pp. 23-40.
  • Marc Lechner, «Johannes der Evangelist», in Lexikon der christlichen Ikonographie, vol. 7, coll. 108-140.