San Cristoforo al centro del trittico Moreel di Memling

Bruges, 1484

Nel 1484, nella chiesa di San Giacomo a Bruges, venne collocato l’altare funebre della famiglia di Willem Moreel. Il pittore era Hans Memling, ormai il maestro più ricercato della città. Ancora oggi il trittico è conservato a Bruges, al Groeningemuseum. Al centro c’è san Cristoforo che attraversa un corso d’acqua con il Bambino sulle spalle, lo sguardo rivolto in alto verso il suo piccolo carico. A fianco, in ginocchio nelle ante, ci sono i committenti con i loro numerosi figli. I santi raffigurati hanno tutti a che fare con i nomi dei due coniugi e dei familiari, tranne uno, il nostro San Cristoforo. Perchè?

Ma cominciamo dal committente.

Willem Moreel e la sua famiglia

Il committente, Willem Moreel, apparteneva a una famiglia radicata a Bruges da secoli. Fu mercante e uomo d’affari, e ricoprì cariche di rilievo nella vita cittadina, fino a quella di borgomastro. Memling lo aveva già ritratto con la moglie in una coppia di pannelli del 1482.

Una cappella, una chiesa, una sepoltura

L’opera nacque per la chiesa di San Giacomo, dove i coniugi sarebbero stati sepolti. Una fondazione d’altare era un investimento spirituale: assicurava messe di suffragio, e il quadro ricordava ai fedeli di pregare per i defunti.

San Cristoforo al centro
Hans Memling, Trittico Moreel – 1484 – Groeningemuseum Brugges (B)

I protagonisti del trittico: i Moreel e i loro santi

Nel trittico Willem è inginocchiato nell’anta sinistra con i cinque figli maschi, presentato dal suo santo patrono, Guglielmo di Malavalle. Nell’anta destra la moglie, Barbara van Vlaenderbergh, prega con le undici figlie sotto la protezione di santa Barbara. Nel pannello centrale. a destra e a sinistra di Cristoforo, sono raffigurati san Mauro e sant’Egidio.

Egidio era invocato contro paure, malattie e infermità e godeva di un culto molto diffuso nelle Fiandre medievali. Lo si riconosce dalla cerva ferita da una freccia, che secondo la leggenda si rifugiò presso di lui. Anche san Mauro era invocato contro certi malanni come la gotta. Ma c’è anche altro. I due santi sono scelti in funzione dei cognomi Moreel e Hertsvelde. Moreel e Mauro : Maurus hanno infatti un’etimologia in comune, mentre il cervo (in fiammingo hert) di sant’Egidio rimanda a Hertsvelde, il nome alternativo della moglie Barbara van Vlaenderbergh. Il risultato è che nome e cognome dei committenti sono rappresentati simbolicamente dall’avvicinamento dei santi patroni sugli sportelli con i santi del pannello centrale. Sugli sportelli, infatti, Guglielmo di Maleval protegge Willem e santa Barbara protegge la moglie.

Ma ora immaginiamo di essere davanti all’altare, in un giorno feriale.

Quando il trittico si chiude: Giovanni Battista e san Giorgio

Chi vedeva l’altare nei giorni feriali non vedeva il pannello centrale. Le ante, richiuse, nascondevano Cristoforo, i santi e le famiglie in preghiera, e mostravano soltanto due figure dipinte a grisaille, cioè in una monocromia che imita la scultura. A sinistra c’è Giovanni Battista con l’agnello e il bastone. A destra san Giorgio in armatura uccide il drago con la lancia.

Hans Memling, Trittico Moreel chiuso – 1484 – Groeningemuseum Brugges (B)

Le ante esterne sarebbero con ogni probabilità un’aggiunta del primo Cinquecento, eseguite dopo la morte di Memling (1494) e dei committenti. Willem morì nel 1501 e Barbara nel 1499. Si ritiene inoltre che a ordinarle siano stati i figli Giovanni e Giorgio. Se è così, ritroviamo anche qui il gioco di nomi dell’interno: Giovanni e Giorgio scelgono i loro santi omonimi. L’altare dei genitori diventa una specie di album di famiglia, a cui i figli aggiungono la loro firma devota.

Se le cose stanno così. come spieghiamo la presenza di Cristoforo?

Perché proprio Cristoforo?

La prima è un dato di calendario. Cristoforo condivide la festa del 25 luglio con Giacomo, il titolare della chiesa che ospitava l’altare. Collocare il gigante nella chiesa di San Giacomo significava richiamare la festa liturgica dei due santi.

La seconda riguarda la funzione del santo. Cristoforo è il protettore dei viaggiatori, e per un mercante di una città portuale, che affidava merci e persone a strade e mari incerti, era un patrono naturale. A questa fama se ne aggiungeva un’altra, diffusa in tutto il tardo Medioevo: vedere l’immagine di Cristoforo al mattino proteggeva dalla morte improvvisa. Per una famiglia che investiva in un altare funebre, non era un dettaglio.

Forse, però, la scelta su Cristoforo è dovuta all’etimologia del nome: Cristoforo porta Cristo. Il centro del quadro, in questo schema, serve da asse a un gioco di corrispondenze tra nomi e patroni. Cristoforo, che porta il Cristo, offre il fulcro devozionale attorno al quale si dispongono i santi “parlanti” della famiglia.

Un sobrio San Cristoforo

Il gigante di Memling è a mezza corsa nell’acqua, con il bastone fiorito, attributo tradizionale del santo, e sulla riva compare l’eremita che regge la lanterna in una grotta, un’altra presenza codificata della leggenda. La storia di Cristoforo come la raccontava la Legenda aurea di Jacopo da Varazze era nota a tutti: un uomo forte che cerca il re più potente e finisce per servire Cristo, sentendo sulle spalle un peso che è quello del mondo. Memling ne fa una scena pacata, quasi domestica, in un paesaggio ordinato come un giardino delle Fiandre. È un santo con cui un mercante di Bruges poteva identificarsi senza sentirsi in soggezione.

Tra l’altro, va ricordato che Memling ha raffigurato più volte san Cristoforo.

Il San Cristoforo narrativo di Cincinnati

Questo dipinto di San Cristoforo fu originariamente creato come una delle ante esterne di una piccola pala d’altare portatile; il suo gemello si trova anch’esso nella collezione del Cincinnati Art Museum, nella sezione dedicata a Santo Stefano.

Il santo è al centro del guado. Tiene nelle mani un lungo bastone, fiorito con fronde di latifoglia. Indossa sul corpo nudo una semplice tunica rossa, come il Bambino è coperto da un panno dorato. Il Bambino, biondo e ricciolino, si tiene ai capelli scuri del santo e con la mano destra ci benedice. Sulla riva destra l’eremita, che è un tutt’uno con la roccia, illumina il percorso del santo con la lanterna. Sullo sfondo, in un paesaggio urbano, si svolgono due scene della vita del santo: il dialogo con il signore più potente e il martirio per decapitazione. La scena è molto colorata e l’attitudine di Memling qui è narrativa e descrittiva.

Il san Cristoforo di Christie’s

Davvero molto elegante il San Cristoforo messo all’asta da Christie’s nel 2010, proveniente da un altare e affiancato da san Giacomo maggiore.

Il nostro santo appare barbuto, con una fascia in testa e la mano sinistra appoggiata sul fianco. Il Bambino, di cui spicca l’ampio mantello stranamente rigonfio, sta a cavalcioni del collo del santo e ci benedice.

Nonostante alcuni elementi siano ricorrenti, sono presenti anche delle differenze. Da notare, in particolare, del Cristoforo del Trittico Moreel l’eleganza della veste e la sobrietà di tutta l’immagine.

Cristoforo nel Trittico Moreel che accompagna

Il trittico Morel funziona, dunque, perché risponde a tutte le domande che un committente del Quattrocento poteva porsi. Protezione per i viaggi e per la morte, memoria di famiglia, onore in chiesa, e perfino un gioco di parole raffinato sui nomi. Cristoforo sta al centro perché è il santo che porta, e ogni altra figura del quadro, i santi come i committenti, si dispone intorno a lui come chi chiede di essere accompagnato.

Una ripresa contemporanea del Trittico Moreel

Molto interessante l’operazione di Fabienne Verdier, che ha realizzato un omaggio astratto a questo san Cristoforo di Memling con un risultato al tempo stesso semplicissimo e difficilissimo.

Fabienne Verdier, Saint Christophe traversant les eaux III – Homage à Hans Memling, Le Triptyque Moreel, 2011

Bibliografia

  • Barbara G. Lane, Hans Memling: Master Painter in Bruges, London, Harvey Miller, 2009.
  • Dirk De Vos, Hans Memling: The Complete Works, London, Thames & Hudson, 1994.
  • Max J. Friedländer, Early Netherlandish Painting, vol. VI, Hans Memling and Gerard David, Leyden–Brussels, Sijthoff–La Connaissance, 1971.
  • Till-Holger Borchert (a cura di), Memling. Rinascimento fiammingo, catalogo della mostra (Roma, Scuderie del Quirinale, 2014), Milano, Skira, 2014.
  • Jacopo da Varazze, Legenda aurea, a cura di Giovanni Paolo Maggioni, Firenze, SISMEL–Edizioni del Galluzzo, 1998.
  • Scheda “Moreel Triptych”, archivio Vlaamse Primitieven (Vlaamse Kunstcollectie): https://vlaamseprimitieven.vlaamsekunstcollectie.be
  • Scheda dell’opera, BALaT, KIK-IRPA, Bruxelles: https://balat.kikirpa.be