Oggi incominciamo da questo dipinto di Poussin.

A prima vista, potremmo pensare a San Cristoforo, ma, in effetti, il soggetto del quadro è diverso. Il dipinto è “Orione cieco in cerca del sole” (Blind Orion Searching for the Sun) di Nicolas Poussin, del 1658, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York.

Orione cacciatore cieco alla ricerca della luce e Cedalione

La storia, narrata da autori antichi come Igino e ripresa nelle raccolte mitografiche rinascimentali, racconta che Orione era un gigante cacciatore, che ogni notte usciva a cacciare in compagnia del suo cane Sirio. Orione venne accecato da Enopione, re di Chio: il gigante, in stato di ebbrezza, aveva violentato sua figlia Merope. Un oracolo rivelò a Orione che avrebbe potuto recuperare la vista se avesse rivolto gli occhi verso i raggi del sole nascente.

Nel quadro di Poussin, sta in piedi sulla spalla di Orione Cedalione, un giovane apprendista del dio fabbro Efesto, mosso a compassione per Orione. Il ragazzo, issato sulle spalle del gigante cieco, gli indica la direzione verso oriente, dove sorge il sole, affinché Orione possa camminare verso la luce che gli restituirà la vista.

In alto, tra le nuvole, si vede Diana (Artemide), che osserva la scena; scopriremo presto il perchè.

Per ora, abbiamo un gigante cieco che cerca la luce, un mostro crudele che cammina verso la salvezza, guidato da un bambino che porta sulle sue spalle. E no, non sto parlando di San Cristoforo, ma di Orione. O forse no?

Ma continuiamo con la storia di Orione,

Orione e Sirio in cielo: un gigante e un cane

Dopo aver riacquistato la vista, Orione diventa compagno di caccia di Diana (Artemide), la dea vergine della caccia. Apollo, fratello di Diana, preoccupato per questo legame (o geloso), sfida la sorella a colpire con l’arco un puntino lontano nel mare. Diana, ottima arciera, centra il bersaglio — che in realtà è la testa di Orione che nuotava al largo — uccidendolo senza saperlo. Secondo un’altra versione del mito, Orione tenta di sedurre o aggredire Diana stessa (o una delle sue ninfe), e la dea lo uccide per punirlo. Ancora un altra leggenda racconta che Orione si vanta di essere il cacciatore più forte del mondo e minaccia di sterminare ogni animale sulla terra. Gea (la Terra), offesa da tanta arroganza, invia uno scorpione gigante che lo punge a morte.

In tutte le versioni, dopo la sua morte Orione viene trasformato in costellazione, posta nel cielo insieme allo scorpione che lo ha ucciso — ma agli antipodi celesti, cosicché quando la costellazione dello Scorpione sorge, quella di Orione tramonta, e viceversa: i due non si incontrano mai in cielo, eterno segno della loro inimicizia.

Eccolo lì, Orione, nel cielo. Ai suoi piedi si trova la costellazione del Cane Maggiore, la cui stella più luminosa è Sirio.

Orione e Sirio
Le costellazioni di Orione, del Cane Maggiore e Minore – ph. duluthnewstribune.com

San Cristoforo: un gigante con la faccia da cane in cielo

E ancora siamo finiti in un area legata a San Cristoforo. Abbiamo parlato già più volte del legame fra San Cristoforo e Sirio a proposito sia di Gemona sia di Almenno san Salvatore.

Qui basti ricordare che il 25 luglio, giorno del martirio di san Cristoforo, corrisponde al momento in cui Sirio si leva contemporaneamente al sole nella costellazione del Cane maggiore. Il sole in questi giorni canicolari, di grande caldo, secondo le antiche credenze (come ci ricorda Bonardel), si fa accompagnare da un gigante cosmico, Orione, una sorta di orco gigante, che prende delle caratteristiche canine, come la testa di cane di san Cristoforo cinocefalo.

E se davvero San Cristoforo aveva origini egiziane, possiamo aggiungere che questo momento legato alla levata eliaca di Sothis (il nome egiziano della stella Sirio) era considerato tanto importante dagli Egizi da essere segnalato come il primo giorno dell’anno.

San Cristoforo e Orione

In ben due momenti, la storia di San Cristoforo assomiglia quella di Orione. Forse perché il legame profondo fra il nostro santo e la stella Sirio è stato uno dei motivi del grande fascino che il santo ha esercitato su quei cristiani che ancora erano legati al paganesimo da cui provenivano, in particolare in Egitto e in Oriente, ma anche in Occidente (si pensi alle posizioni astronomicamente rilevanti di luoghi legati a Cristoforo, come il Duomo di san Cristoforo a Barga (LU)).

Ovviamente, Poussin non aveva in mente tutto questo mentre dipingeva il suo quadro. Affascinato dalla mitologia classica, ha voluto raffigurare Orione alla ricerca della luce e suggestionato da una cronaca del XVI secolo ha aggiunto la figura di Diana tra le nuvole, un simbolo del potere della luna di radunare i vapori della terra e di trasformarli in pioggia.

Questo, però, non ci impedisce di andare a indagare anche i significati simbolici profondi che la somiglianza di Orione e Cristoforo ci ha permesso di intuire.

Bibliografia

  • Bonardel, Françoise. 2022. À la rencontre de saint Christophe. Guy Trédaniel éditeur.
  • Borsi, Stefano. 2017. Storia di san Cristoforo: origini e diffusione di un culto tra mito e realtà. Prima edizione. Collana mosaico. Libria.
  • Orione accecato cerca il sole che sorge