San Cristoforo veglia sul Reno: il gigante dipinto di Rhäzüns
Un crocevia ai piedi delle Alpi: Rhäzüns nel Medioevo
Chi oggi percorre in treno la valle del Reno Posteriore, tra Coira e la Surselva, difficilmente immagina che quel tratto di Grigioni fosse, nel Medioevo, uno dei nodi strategici più importanti della regione retica. Rhäzüns sorge infatti nel punto in cui il Reno Anteriore e il Reno Posteriore, dopo essersi separati risalendo verso i due rami della Surselva e della Val Sursilvana-Domleschg, confluiscono formando l’Alpenrhein vero e proprio. Un luogo di passaggio obbligato per chi transitava tra i valichi alpini e la pianura, e non a caso sede di uno dei casati più potenti della regione, i Freiherren von Rhäzüns, signori feudali che nel corso del XIII e XIV secolo estesero la propria influenza su gran parte del Domleschg. Il loro potere si riflette ancora oggi nel paesaggio: due chiese, non una, punteggiano gli estremi del villaggio, quasi a marcarne simbolicamente i confini. Da un lato, in posizione isolata su un poggio roccioso a strapiombo sul fiume, la piccola e preziosissima Sogn Gieri, con origini del X secolo; dall’altro, più vicina all’abitato, la chiesa che oggi ci interessa: Sogn Paul.
Sogn Paul: un mondo caldo e colorato
Della costruzione di Sogn Paul non possediamo alcuna fonte scritta: la chiesa compare nella documentazione medievale senza che si possa fissare con certezza un anno di fondazione. Sappiamo però, grazie agli scavi e alle analisi condotte negli anni Novanta del Novecento, che l’edificio racchiude in sé stratificazioni di secoli diversi: un nucleo medievale, ampliato più tardi con una navata barocca e affiancato dal cimitero che accolse le sepolture degli stessi baroni di Rhäzüns.

L’effetto, per chi vi entra oggi, è quello di un affascinante dialogo serrato fra epoche lontanissime tra loro, racchiuse nello stesso spazio raccolto. Le pareti del coro conservano tracce di affreschi tardo-cinquecenteschi con Storie della Passione e della Resurrezione, ma anche testimonianze pittoriche che vanno dal Duecento al Seicento, tra cui figure di Sant’Anna e San Nicola attribuite alla bottega Maestro di Waltensburg. Sull’altare, copie ottocentesche in cartapesta riproducono i rilievi degli sportelli lignei di Sogn Gieri: un piccolo omaggio, quasi una citazione, fra le due chiese gemelle del paese. Il soffitto ligneo, installato intorno al 1620, è decorato con la raffigurazione della Conversione di Saul, circondata da fasce policrome marmoree che si snodano come viticci tra le modanature gialle del soffitto. Il pavimento della chiesa è costituito da lastre di pietra naturale; solo sul lato destro del presbiterio le lapidi segnano l’antica cappella funeraria. L’impressione che si prova, entrando, è quella di un piccolo mondo caldo e colorato.
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San Cristoforo di Rhäzüns e le stelle
Ma per noi è sulla parete esterna orientale, e non all’interno, che Sogn Paul custodisce il suo tesoro più spettacolare: un San Cristoforo alto circa tre metri e mezzo, dipinto sopra una feritoia ormai murata, in una posizione volutamente ben visibile a chi si avvicinava al villaggio. L’opera viene attribuita, con buona concordanza tra gli studiosi, al cosiddetto Maestro di Waltensburg, l’anonimo pittore attivo nei Grigioni nella prima metà del Trecento, e databile attorno al 1330-1340.

Il santo regge sul braccio sinistro il Bambino, mentre nella destra impugna il celebre bastone fiorito con foglie decidue, simbolo del miracolo che accompagna la leggenda del gigante traghettatore. Appoggia la mano sinistra al petto. Il Bambino tiene in mano il Vangelo e ci benedice. Gli abiti sono lunghi, eleganti e raffinati (basta osservare il ricamo dell’abito del santo).
Questa immagine del santo risulta, dunque, molto simile alle raffigurazioni diffuse per tutta la Viamala di cui abbiamo già parlato.
Lo sfondo colpisce immediatamente l’occhio di chi osserva: un campo bianco, punteggiato da una fitta costellazione di piccole stelle rosso acceso, avvolge la figura come in una sorta di notte cosmica, non buia ma illuminata dalla luce delle stelle.
Perché le stelle?
Perché le stelle? È una domanda che gli studiosi si sono posti a lungo, senza arrivare a una risposta univoca: si tratta di un semplice espediente decorativo di gusto tardogotico, mutuato da modelli cortesi, oppure di una tecnica per segnalare lo spazio sacro? Inoltre: la presenza delle stelle è un attributo particolare di San Cristoforo?
Le stelle (e la notte) e san Cristoforo
Le stelle sono presenti anche in altre raffigurazioni del santo della stessa epoca e zona, come quelle a Pitasch e a Schlans, opere realizzate anch’esse dal Maestro di Waltensbuurg.

Ma anche in altre raffigurazioni del santo è presente un cielo stellato, soprattutto di area germanica: l’ambientazione notturna della traversata spiega la presenza costante dell’eremita. Le seguenti sono solo un esempio fra tanti.


Se ne potrebbe dedurre che ci sia un legame particolare fra le stelle e il santo.
Ne abbiamo già parlato almeno in un’altra occasione, notando stretti collegamenti fra la figura di San Cristoforo, la canicola e la stella Sirio.
C’è un elemento fondamentale in questa storia, e cioè il fatto che Walther di Spira (biografo del santo, molto amato nel mondo germanico) sottolinea come i momenti fondamentali della vita di San Cristoforo (conversione e martirio) si svolgano di notte o utilizza spesso l’immagine delle stelle.
Ma questa risposta, pur affascinante, non è quella definitiva.
Le stelle nel catalogo del Maestro di Waltensburg
Lo sfondo stellato, infatti, non è un unicum isolato nel catalogo del Maestro: gli sfondi, punteggiati di stelle, ricorrono più volte nel repertorio decorativo attribuito alla sua bottega, tanto da essere considerati un tratto quasi distintivo del suo modo di costruire lo spazio sacro.
Lo si può notare a Pitasch: anche nell’immagine vicina al santo è presente lo stesso sfondo. Si tratta della raffigurazioni di un santo amatissimo in questa zona, San Martino, mentre taglia il suo mantello, donandolo al povero, Un’immagine sacra, dunque, ma non esclusivamente cristoforica.

E lo si può anche notare nell’abside di Clugin, dove l’intera teoria di santi è avvolta in questo cielo stellato. Ne risulta che siamo di fronte, probabilmente ad un modo simbolico di segnalare lo spazio sacro, anche se non si possono escludere altre interpretazioni di natura prettamente estetica.

Una domanda aperta
Che si tratti di pura eleganza decorativa o di un preciso disegno teologico, resta il fatto che quel cielo bianco stellato continua, da quasi settecento anni, a vegliare sulla piccola comunità di Rhäzüns esattamente come un tempo vegliava sui viandanti che risalivano la valle del Reno verso i valichi alpini. E San Cristoforo continua a proteggere noi antichi o moderni viaggiatori.
Bibliografia
- Erwin Poeschel, Die Kunstdenkmäler des Kantons Graubünden, Band IV, Birkhäuser Verlag, Basel 1942.
- Armon Fontana, Schweizerische Kunstführer: Die Kirchen in Rhäzüns, Gesellschaft für Schweizerische Kunstgeschichte (GSK), Bern 2004.
- Marc-Antoni Nay, “Waltensburger Meister”, in Historisches Lexikon der Schweiz (hls-dhs-dss.ch).
- Gemeinde Rhäzüns, Dorfchronik – Kirche Sogn Paul / Baselgia da Sogn Paul
- “Wer war der Waltensburger Meister?”, in Terra Grischuna (terragrischuna.ch).
