San Cristoforo è rappresentato in Val Monastero, una valle dai mille nomi. E Val Monastero è un nome che nessuno utilizza!

I san Cristoforo della Val Monastero, Münstertal e Val Müstair

La Val Monastero, un mosaico di culture

Iniziamo con il dire che il termine Val Monastero non è utilizzato da nessuno, perché la valle è divisa in due diverse nazioni, Italia e Svizzera. Infatti, la Val Monastero si chiama in Italia Münstertal: si trova in Alto Adige – Sudtirolo, la regione in cui la prima lingua è il tedesco. In Svizzera, la valle prende il nome di Val Müstair: anche se si trova nella Svizzera tedesca, la lingua parlata in questa zona del Canton Grigioni è il romancio. Vivono nella valle persone parlanti ladino dolomitico (meno dell’1%) e italiano (meno del 4%). Anche dal punto di vista confessionale, le cose sono complicate in quanto l’alta Val Monastero è protestante, la bassa valle, a partire da Müstair è cattolica. E tutto questo, per me, è decisamente affascinante. Più che una valle, la Val Monastero è un mosaico di culture.

Ma c’è anche altro.

La Val Monastero, una sola terra

Viaggiando dalla parte più bassa della valle, a Mals – Malles in Vinschgau -Val Venosta fino al punto più alto, il Pass dal Fuorn – Offenpass, seguendo il Rio Ram (Rambach – Rom), si ha l’impressione di essere nella stessa terra: la stesse case, lo stesso paesaggio, la stessa atmosfera…

Come a dire che i confini sono storici, sociali, umani, ma la natura non conosce confini. Come dimostra la storia dell’orso Lumpaz (in tedesco: birbante) (JJ2), migrato dall’Alto Adige nel 2005 (il primo orso a tornare in Svizzera dopo cent’anni dall’abbattimento dell’ultimo orso) e fratello di Bruno JJ1, l’orso bruno ucciso dieci mesi dopo, in Baviera.

orso
Orso JJ2 in Val Müstair – ph. pronatura

Un salto indietro, fino al Medioevo

Ma facciamo un salto indietro nel tempo, prima della Riforma protestante che divise in due la valle (a fare da discrimine il Monastero di san Giovanni a Müstair). Viaggiamo anche prima del 1499, quando in valle i Grigionesi riuscirono a sconfiggere i tirolesi di Massimiliano II di Asburgo. Arriviamo al Trecento e al Quattrocento.

La storia documentata della valle inizia propriamente con la fondazione del Monastero di San Giovanni a Müstair, avvenuta durante il regno di Carlo Magno. Questo centro non era solo un luogo spirituale, ma il fulcro attorno al quale ruotava la vita dei villaggi, che originariamente dipendevano tutti ecclesiasticamente dal monastero stesso, Certo, la sua storia fu tormentata, un frequente campo di battaglia, luogo di scontro fra i signori feudali (come il Vescovo di Coira) e i nobili tirolesi, con anche la nascita di Leghe, come la Lega della Casa di Dio (Gotteshausbund) per difendere l’autonomia locale.

Ma a me interessa vedere un altro aspetto della vita medievale: grazie alla sua posizione di passaggio tra il Tirolo, l’Engadina, la Valtellina e la Lombardia, la valle godette di fasi di slancio economico e prosperità derivanti dai traffici commerciali. E dove ci sono viaggiatori, c’è san Cristoforo.

P.S. In realtà avremmo potuto andare ancora più indietro nel tempo, fino ai Romani, che arrivarono a vivere qui, fondendosi con la popolazione dei Reti, in una terra abitata almeno dall’Età del Bronzo. Dalla fusione nacque anche la lingua neolatina qui parlata, appunto il Romancio. Ma torniamo al Medioevo.

Dove qualcuno passa, lì c’è San Cristoforo

Oggi restano tre immagini ben conservate di san Cristoforo. Ovviamente nel Medioevo erano molte di più.

A Taufers in Münstertal – Tubre: un san Cristoforo antichissimo

Chiesa di San Giovanni -
Chiesa di San Giovanni – Taufers in Münstertal – Tubre (BZ)

La posizione dell’affresco di san Cristoforo e la strada per l’Engadina

Il nostro santo è raffigurato sulla parete esterne della Chiesa di san Giovanni, in origine una chiesa-ospizio, gestita dai Cavalieri di san Giovanni di Malta a servizio di viandanti e pellegrini. anche con cure mediche. La sua immagine risale al XIII secolo e presenta alcune peculiarità.

Interessante la posizione dell’immagine. Sebbene oggi sia rivolta lontano dalla strada attuale, in passato il sentiero che portava verso l’Engadina e il Giogo di Santa Maria (Wormser Joch) passava proprio a nord dell’edificio

San Cristoforo con Cristo sul petto adulto
San Cristoforo – Chiesa di San Giovanni – Taufers in Münstertal – Tubre (BZ)

Un San Cristoforo del XIII secolo solito, ma anche particolare

Come tutti i San Cristoforo del XIII e XIV secolo, la posizione del santo è rigidamente frontale. Il suo sguardo è rivolto a chi lo guarda: i suoi occhi sono spalancati. Sui folti capelli ricci porta un laccio: il suo voto è aureolato. Nella mano destra tiene un bastone che termina con foglie di palma e datteri. Più che un bordone, sembra uno scettro.

Ad essere davvero peculiare in questa immagine è la raffigurazione di Gesù. Prima di tutto, Cristo non è appoggiato sulla spalla, ma sul braccio sinistro del santo. Questa raffigurazione è tipica delle immagini più antiche in questa zona, ma anche altrove. Il santo ci porta Cristo, più che trasportarlo. L’immagine non ha, dunque, a che fare direttamente con il tema del trasporto, quanto di quello della testimonianza di fede di Cristoforo. Tanto più che Cristo è adulto e tiene fra le mani il libro, cioè il Vangelo, la buona novella.

Questa è una raffigurazione tanto antica da essere precedente alla Legenda Aurea. Secondo il Rosenfeld, anzi, il racconto del trasporto di Cristo sarebbe una Wortillustration, cioè un racconto che spiega il significato del nome del santo.

Ancora a Taufers, sulla strada per la Svizzera

Certamente molto più tarda(e più tradizionale) l’immagine del santo che si trova su un affresco di un maso storico che dà sulla strada principale della valle (in Via San Giovanni 65).

San Cristoforo e Sant'Antonio
San Cristoforo – Casa di Taufers in Münstertal – Tubre (BZ)

San Cristoforo trasporta il Bambino

Il santo non è più in posizione frontale ma si rivolge verso il Bambino che porta ormai sulla spalla. La posizione è dinamica, con il ginocchio piegato, i piedi immersi nell’acqua, il bastone da viaggio immerso nell’acqua. Il santo indossa una gonnella color lilla, tenuta chiusa a fatica sul petto con delle spille (a segnalare il suo gigantismo) e un mantello da viaggio.

San Cristoforo, patrono dei pellegrini e contro la peste

Evidente la sua statura colossale, anche in rapporto al Sant’Antonio raffigurato accanto. Proprio la compagnia di Sant’Antonio fa volgere il pensiero ad un altro tipo di patronato di San Cristoforo, quello per gli ammalati di peste. Sempre sulla stessa casa si trovano (oltre ad una bella Madonna del latte) anche le immagini degli altri due santi patroni contro la peste, san Sebastiano e san Rocco. All’estremità dell’affresco san Giacomo, come Cristoforo patrono dei pellegrini: tra l’altro la loro memoria liturgica cade il 25 luglio. Si tratta, dunque, di un tipico ciclo apotropaico-devozionale di facciata: santi “protettori” contro peste, epidemie e pericoli del viaggio, dipinti apposta rivolti verso la strada affinché viandanti e pellegrini potessero vederli e affidarsi alla loro protezione passando.

San Giacomo, San Sebastiano, Madonna del Latte, San Rocco
Affresco (Via san Giovani 65) – Taufers in Münstertal – Tubre (BZ)

Le figure allungate, i volti dai tratti dolci e leggermente malinconici, i drappeggi spezzati e i fondali a tenda broccata rossa sono caratteristiche tipiche della pittura tardogotica di ambito tirolese/retico di inizio Cinquecento, molto simile per stile ad altri cicli conservati in Val Venosta e nell’Engadina (spesso opera di botteghe itineranti, talvolta vicine agli ambienti pittorici lombardo-retici).

Procediamo per poco più di un chilometro e siamo in Svizzera.

Passato il famoso Monastero di san Giovanni di Mistair, eccoci a Santa Maria Müstair.

Il grande san Cristoforo di Santa Maria Müstair

La cittadina di Santa Maria Müstair si trova all’incrocio delle due strade che portano ai passi: da una parte il Passo Forno in direzione dell’Engadina, dall’altra Passo dell’Umbrail in direzione della Valtellina. Luogo, dunque, di grande passaggio. Non ci stupisce, dunque, la presenta di San Cristoforo,

Una chiesa e un santo per cattolici e riformati

Nel 1520 venne introdotta a Santa Maria la Riforma ma non tutti lasciarono la chiesa cattolica. La chiesa (costruita su una precedente chiesa romanica da Andreas Bühler nel 1492) era, dunque, luogo di culto unico per Riformati e Cattolici fino al 1838. L’affresco di San Cristoforo era stato realizzato qualche anno prima dell’introduzione della Riforma, nel 1513, da un maestro sudtirolese.

Grande San Cristoforo con sirena bicaudata
San Cristoforo – Chiesa di Santa Maria Val Müstair- (Svizzera)

Il gigante Cristoforo

Notevole la enorme dimensione del santo, forse una decina di metri. Il Bambino sta in piedi sulla sua spalla destra, benedicendoci, mentre il santo tiene con la mano destra il mantello e con la sinistra la verga fiorita. Bellissima la veste plissettata Color porpura il mantello, color oro la gonnella. Anche in questo caso il corpo del santo sembra non stare nei vestiti e infatti sul petto si intravede la maglieria intima.

La fauna marina (e la sirena bicaudata)

Ad essere veramente straordinario è la presenza di fauna marina. Caratteristica delle immagini di San Cristoforo del XV secolo: la fauna introduce un elemento narrativo. Il santo è ostacolato nel cammino in mezzo al fiume: un cammino fisico ma anche un cammino spirituale. E così i pesci raffigurano la difficoltà del passaggio in mezzo al fiume e la sirena bicaudata e coronata, in particolare, è simbolo della tentazione e della difficoltà del passaggio spirituale. Tra l’altro proprio la statura colossale del santo fa sì che noi ci troviamo in mezzo a questa fauna acquatica. Come a dire che dobbiamo avere il coraggio di Cristoforo per andare oltre ai mali, ai pericoli e alle difficoltà della vita.

Nel Medioevo era molto diffusa la credenza della protezione di san Cristoforo: chi vedeva una sua immagine di mattina, non sarebbe morto durante tutta la giornata. Dato che il pericolo della morte improvvisa era veramente drammatico durante i viaggi medievali, il santo era amato e raffigurato dai tirolesi, come dai grigionesi, dai fedeli del Vescovo di Coira e dai fedeli del Vescovo di Bressanone e Bolzano. E la sua immagine rimase colossale anche sulle pareti o le facciate delle chiese riformate. E così san Cristoforo è uno degli elementi simbolici di unione fra popoli e terre diverse che nel medioevo, pur combattendosi, parlavano tutte la stessa lingua culturale e religiosa.

Bibliografia