- Il San Cristoforo di Castelsantangelo sul Nera
- Una dettagliatissima immagine di san Cristoforo e una formula contro la morte improvvisa
- Un monastero benedettino
- 1474, Tommaso di Pietro da Visso e san Cristoforo
- Sotto la protezione di Cristoforo e del Bambino
- Il paesaggio
- Un attraversamento notturno prima della scoperta dell'America
- Attento Cristoforo!
- Una formula da imparare a memoria
- Il significato nel contesto del culto di San Cristoforo
- Il terremoto del 2016 e san Cristoforo
- Una dettagliatissima immagine di san Cristoforo e una formula contro la morte improvvisa
- Bibliografia
Il San Cristoforo di Castelsantangelo sul Nera
L’affresco di cui parleremo oggi presenta almeno due elementi di notevolissimo interesse: la ricchissima iconografia che lo caratterizza e la storia travagliata che ha avuto (e continua ancora oggi).
Una dettagliatissima immagine di san Cristoforo e una formula contro la morte improvvisa
Un monastero benedettino
Il Monastero di San Liberatore è un edificio religioso benedettino che sorge a Castelsantangelo sul Nera (MC), all’ingresso del paese in direzione di Norcia, all’interno delle mura cittadine. È considerato uno dei più antichi monasteri benedettini dell’alta valle del Nera, fondato nell’XI secolo. L’edificio presenta un’imponente struttura a L in stile romanico, alleggerita da un portico con due arcate a tutto sesto, realizzata con pietre di diverso taglio e dimensione. L’interno è un susseguirsi di volte e stretti corridoi dove risalta la pietra a vista. Sono presenti numerosi e pregevoli affreschi. Fu sempre abitato da monache benedettine di stretta clausura fino al 1958, quando il monastero, dopo un restauro, passò alle Suore Benedettine della Divina Provvidenza.
Tra i vari affreschi, uno fu staccato nel 1970 e restaurato dopo il 1977. Un San Cristoforo attribuito alla cerchia di Paolo di Visso.
1474, Tommaso di Pietro da Visso e san Cristoforo
1474: Tommaso di Pietro da Visso (definito da Aliberti Gaudioso “il più bravo imitatore di Paolo da Visso e frequentatore incantato dei fiumi pescosi della Valnerina) dipinge sulle pareti del monastero un meraviglioso San Cristoforo che guada il fiume.

Sotto la protezione di Cristoforo e del Bambino
Il santo è raffigurato secondo lo schema tradizionale, frontale, nell’atto di attraversare il fiume appoggiandosi a un lungo bastone, sulla cui sommità vediamo una strana fioritura (non certo una palma). Il santo indossa una veste bianca e un mantello giallo foderato di verde. Sulla spalla destra siede a cavalcioni il piccolo Gesù Bambino che. con una mano, si tiene ai capelli del santo e con l’altra regge un cartiglio. Gli sguardi, quello di San Cristoforo e quello del Bambino, sono rivolti a noi: ci proteggono entrambi. Proprio la frontalità del santo ha la funzione protettiva, mentre la dinamicità è solo accennata.
Il paesaggio
Eccezionale lo sfondo dell’immagine: in un tipico paesaggio collinare e boscoso toscano (con la presenza di alberi dal fusto sottile e dalla terminazione triangolare), possiamo notare un’edificio. In primo piano, si distingue un eremita con una lanterna: è un personaggio ripreso dalla Legenda Aurea che illumina il cammino del gigante ma l’artista gli ha dato le fattezze del Beato Guardato Reguardati di Visso,
Un attraversamento notturno prima della scoperta dell’America
Nel cielo scuro si staglia una strana luna: è una luna in cielo che illumina la notte ma nello stesso tempo è anche il globo del mondo. È divisa in tre parti e rappresenta il globo del mondo. Infatti, porta l’iscrizione “Eur-Afr-Asia”, riferita ai continenti allora conosciuti. La presenza del globo del mondo non è insolita nelle raffigurazioni di San Cristoforo. Di solito però è il Bambino a tenere in mano il mondo, di cui è il Salvatore. E anche questo è presente nell’immagine ma secondo una rielaborazione originale: sul cartiglio in parte abraso nelle mani di Cristo restano leggibili solo le ultime lettere “di”: è l’ultima sillaba di Salvator mundi.
Attento Cristoforo!
Ai piedi del santo, nelle acque del fiume, si sviluppa un fondale ricchissimo di fauna fantastica: pesci, anatre, cigni dai colli intrecciati e due sirene, una delle quali bicaudata, collocata proprio sotto le gambe del santo; un’altra compare sotto due piccole anatre il cui corpo, singolarmente avvolto su se stesso, è trasformato in una piccola imbarcazione. Attento Cristoforo! Non lasciarti sedurre dalle sirene: avanza sicuro!
Una formula da imparare a memoria
L’aspetto più originale dell’opera è la ricchezza dei cartigli, che compongono una sorta di preghiera formulare da imparare e recitare, dislocata in più riquadri.

Sotto la luna/globo del mondo, leggiamo Xristofori collo sedeo qui tot / crimina tollo Xristofori picturam / cernidit qui ??’? figuram” mentre nella piega sottostante, sempre nello stesso cartiglio: “Si devote intueris / nullo morbo murieris / nam semper letus ibit nec mala”.

Nel cartiglio all’altezza del fiume, con la data: “morte peribit cum solus / de santis tenet ipse for/ma iagantis 1474 ff.”
Ecco la formula con una traduzione
Xristofori collo sedeo qui tot crimina tollo; Xristofori picturam cernidit qui ??? ; figuram si devote intueris nullo morbo murieris nam semper letus ibit nec mala morte peribit cum solus de santis tenet ipse formam iagantis. 1474 ff. (fecerunt)
(Siedo sull’omero di Cristoforo, io che tolgo tutti i peccati per chi guarderà la pittura di Cristoforo. Se devotamente lo guarderai, di nessun morbo morirai, poiché sempre lieto andrà, né morirà per la mala morte, dato che lui solo fra i santi tiene la forma di un gigante. Realizzarono questa pittura nel1474)
Il testo, piuttosto lungo, è stato dunque frammentato in più cartigli e costituisce un esempio fondamentale delle formule recitate in onore delle virtù di San Cristoforo: la protezione dalla morte improvvisa (la “mala morte”) e dalle malattie (il “morbo”).
Il significato nel contesto del culto di San Cristoforo
Il dipinto si inserisce nella tradizione, diffusissima nell’Occidente medievale, che lega San Cristoforo alla protezione dei viandanti e dei viaggiatori lungo gli itinerari difficili, in particolare contro la morte improvvisa e il mal d’occhi. Da qui la consuetudine di raffigurare la sua immagine sulle facciate esterne delle chiese, in proporzioni gigantesche, ben visibile ai fedeli e ai viaggiatori da lontano, secondo una iconografia solitamente semplice e priva di elementi descrittivi. Rispetto a questa tradizione più sobria, il San Cristoforo di Castelsantangelo sul Nera si distingue proprio per la ricchezza iconografica e per il numero dei cartigli, che ne fanno una testimonianza di particolare interesse nel panorama delle raffigurazioni del santo diffuse nel territorio marchigiano e nella Valnerina.
Il terremoto del 2016 e san Cristoforo
Il 26 e 30 ottobre 2016 Castelsantangelo sul Nera fu colpito da scosse di magnitudo 5.4, 5.9 e 6.5, con epicentro proprio nel territorio comunale: il centro abitato e le frazioni furono quasi completamente distrutti. Il Monastero di San Liberatore, che custodisce l’affresco di San Cristoforo, fu fortemente danneggiato dal sisma, come tutto il patrimonio monumentale del paese (le chiese di San Martino, Santo Stefano, San Sebastiano, la parrocchiale con il polittico di Paolo da Visso del 1470)
Il salvataggio dell’affresco
Nei giorni immediatamente successivi al sisma, i Vigili del Fuoco e il Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale delle Marche (sotto la guida del colonnello Carmelo Grasso) effettuarono un delicato intervento di recupero e messa in sicurezza dell’affresco che ritrae la figura di San Cristoforo, mettendo in salvo anche paramenti e oggetti sacri custoditi tra le mura romaniche del monastero benedettino. L’intervento fu complesso in quanto la volta a crociera risultava inzuppata d’acqua, e le macerie avevano sepolto quel piccolo ambiente decorato con gli importanti affreschi.

La mostra “Un segno per la rinascita” (2019)

Nel marzo 2019 le opere recuperate furono esposte nella mostra “Un segno per la rinascita” al Complesso di Sant’Agostino di Mondolfo: la mostra permise di ammirare grandi affreschi e frammenti che testimoniavano i gravissimi danni causati dal terremoto, raccontando al tempo stesso il lavoro di recupero svolto insieme da Soprintendenza, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e numerosi volontari. Le opere provenivano dal deposito della Soprintendenza Marche nella Mole Vanvitelliana di Ancona, dove erano state ricoverate dopo il difficile recupero, nella speranza di poterle un giorno ricollocare nel luogo d’origine.
Molto interessante questa locandina: e guardate come cambiano i simboli. La sirena, simbolo di tentazione e ostacolo per il cammino del santo, diventa in questa locandina il simbolo della rinascita dopo la devastazione del sisma.
E oggi?
Il monastero, riaperto con notevoli sforzi dopo il sisma dalle Suore Benedettine della Divina Provvidenza, resta parte del percorso di ricostruzione del paese (245 abitanti nel 2020). Gli affreschi, incluso il San Cristoforo, risultano ancora custoditi nei depositi museali marchigiani in attesa del restauro definitivo e dell’eventuale ricollocazione nel monastero.
Bibliografia
- Mozzoni, Loretta, Marta Paraventi, e Pinacoteca Civica, a c. di. 2000. In viaggio con San Cristoforo: pellegrinaggi e devozione tra Medio Evo e Età Moderna ; [Jesi, Pinacoteca e Musei Civici, Palazzo Pianetti, 29 ottobre 2000 – 14 gennaio 2001]. Giunti.
- Castelsantangelo sul Nera (MC): liberati affreschi e recuperato archivio del Monastero di San Liberatore
- La mostra “Un segno per la rinascita” (2019)
- Macerata, recuperato e messo in sicurezza affresco dal monastero di San Liberatore a Castelsantangelo
