La Valle Verzasca e Brione nel Medioevo

Emigrare e tornare all’ombra delle Alpi

La Valle Verzasca

La Valle Verzasca è un angolo appartato e selvaggio del Canton Ticino, incastonato tra le Alpi Lepontine a nord del Lago Maggiore. Per circa venticinque chilometri di sviluppo, le sue pareti scoscese, le acque limpide del fiume e i prati di alta montagna hanno plasmato un modo di vivere tenace e autosufficiente, lontano dai grandi centri del potere medievale. A causa della sua difficile accessibilità — la strada carrozzabile fu costruita solo tra il 1866 e il 1871 — la valle rimase a lungo ai margini dei principali assi di comunicazione, eppure non fu mai un luogo isolato dalla storia.

Nel Medioevo

Nel Medioevo la Valle Verzasca era organizzata in una comunità unitaria, la vicinanza, articolata in squadre locali. Brione — attestato per la prima volta nelle fonti con il nome di Briono nel 1234 — ne era la principale tra quelle dell’alta valle, e in alternanza con Vogorno esprimeva i candidati alle cariche di podestà e luogotenente che governavano la comunità. Questo ruolo di centro politico e amministrativo si rifletteva anche nella vita religiosa: già nel 1295 sorgeva a Brione una cappella dedicata alla Beata Vergine Assunta, nucleo originario dell’attuale parrocchiale. La popolazione viveva di agricoltura, pastorizia e di una fiorente emigrazione stagionale: già nel XIV secolo gli abitanti di Brione usavano svernare con il bestiame nella pianura del Piano di Magadino, seguendo i cicli delle stagioni con i ritmi millenari della transumanza alpina.

San Cristoforo e la Chiesa di santa Maria Assunta

È in questo quadro — un villaggio montano di media importanza, crocevia di percorsi pastorali e commerciali tra il Locarnese e le valli superiori — che si comprende la scelta di affrescare sulla facciata della chiesa il grande San Cristoforo: il patrono dei viandanti, il santo che protegge chi si mette in cammino per strade difficili e incerte.

La Chiesa di Santa Maria Assunta: un palinsesto di secoli

Una chiesa dal XIII secolo

La parrocchiale di Santa Maria Assunta di Brione Verzasca è uno dei monumenti più significativi di tutta la Valle Verzasca, e la sua storia è quella di una fabbrica medievale continuamente riplasmata dalle generazioni successive. L’edificio sorge sui resti di una cappella documentata fin dal 1295; fu ampliato nel XVII secolo, rimaneggiato nel 1840, e il suo campanile risale al 1541, mentre il portico che precede la facciata fu aggiunto nel 1665.

Chiesa di Santa Maria Assunta – Brione Verzasca (Svizzera) ph. Shesmax

Gli affreschi gotici

Ma è il patrimonio pittorico a rendere questa chiesa eccezionale. All’interno, sulle pareti meridionale e occidentale, si conservano affreschi gotici del XIV e XV secolo- attribuiti a un artista di probabile origine lombarda; si tratta dello stesso che affrescò il ciclo delle storie di San Giovanni Battista nella chiesa della Madonna dei Ghirli a Campione, il Maestro di Campione.

Le scene rappresentate spaziano dall’Annunciazione alla Natività, dalla Presentazione al Tempio al Battesimo di Cristo, dall’Entrata a Gerusalemme a una notevole Ultima Cena, considerata tra i pezzi meglio conservati del ciclo. La tradizione attributiva più recente riconduce questi affreschi alla scuola giottesca riminese, quella straordinaria fioritura pittorica nata a Rimini nei primi anni del Trecento sull’onda del passaggio di Giotto, e che diede figure come Giovanni Baronzio — cui alcune fonti locali attribuiscono direttamente gli affreschi di Brione — Pietro da Rimini e altri maestri capaci di portare le novità giottesche fino alle periferie alpine della Lombardia e del Ticino.

Sul fianco meridionale della chiesa si apre un’ulteriore sorpresa: un affresco raffigurante San Michele con due figure di committenti, databili al XIV secolo, che ci tramanda il volto anonimo di chi volle e pagò questa decorazione.

Sulla facciata, protetto dal portico seicentesco, campeggia infine il protagonista di questo post.

San Cristoforo re veglia su chi passa in Val Verzasca

San Cristoforo a Brione, Canton Ticino, Svizzera

L’affresco di San Cristoforo sulla facciata della parrocchiale di Brione Verzasca è una delle immagini più antiche e suggestive della Valle Verzasca. Le fonti lo collocano tra le più longeve testimonianze devozionali del territorio: Lo stile è bizantineggiante, secondo una qualità formale che si ritrova frequentemente negli affreschi d’esterno di quest’area alpina tra XIII e XIV secolo: figure ieratiche, campiture piatte, dimensioni monumentali pensate per essere lette a distanza da chi percorre la strada ai piedi della chiesa.

Un san Cristoforo tradizionale

L’iconografia rispetta il tipo canonico del santo gigante: Cristoforo — il cui nome in greco significa letteralmente “portatore di Cristo” — attraversa un corso d’acqua sorretto da un bastone, con il Bambino Gesù sulle spalle. L’immagine monumentale dipinta sulla facciata aveva una precisa funzione apotropaica: secondo la credenza medievale diffusa dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, chiunque avesse guardato l’immagine di San Cristoforo in un dato giorno sarebbe stato preservato dalla mala morte — la morte improvvisa senza confessione — per tutta la giornata. Per questa ragione il santo veniva dipinto in grande formato sulle facciate esposte alle strade principali, visibili anche da lontano, a protezione non solo dei fedeli che entravano in chiesa ma di tutti i viandanti di passaggio.

Ma anche peculiare

Ma guardiamo con attenzione l’immagine del santo.

San Cristoforo con Bambino
San Cristoforo- Chiesa di santa Maria Assunta – Brione Verzasca (Svizzera)

Il santo e il Bambino di Brione

San Cristoforo, in rigida frontalità, sgrana i suoi occhi verso di noi. I tratti sono calcati. I suoi lunghi capelli e la barba gli contornano il viso ovale. Sul capo porta una corona preziosa e intorno al viso è presente un’aureola. Con la mano destra tiene stretto un lungo bastono che è fiorito con foglie di palma e datteri. Con la mano sinistra sorregge un piccolo Bambino, comodamente seduto sulla spalla destra. La sua veste è molto elegante: materiali preziosi come la fodera di pelliccia, il collo di ermellino o le pietre che ornano il lungo mantello, quasi fino a terra.

I committenti

Notevoli i due committenti ai piedi del santo. Un uomo con una lunga veste arancione e gialla tiene nella mano destra un fiore: lo offre alla donna proprio di fronte. La ragazza, dai biondi capelli raccolti da una laccio, appoggia la mano sul cuore e si tiene chiusa la lunga veste rossa e nera, dalle maniche dorate, chiusa sulla spalla da perle. L’aquila metà rossa e metà bianca nell’angolo destro della lunetta dipinta sopra la porta rafforza l’ipotesi che i committenti fossero gli Orelli, un ramo laterale della nobile famiglia di Locarno,

I san Cristoforo gemelli del Lago di Como

San Cristoforo a Pognana Lario, Lago di Como, Italia

Un confronto iconografico particolarmente intrigante lega l’affresco di Brione a quello conservato nella chiesa di San Miro a Rovasco, frazione di Pognana Lario, sul ramo orientale del Lago di Como. Anche qui, sul fianco esterno dell’edificio più antico del comune, troviamo affreschi di tradizione «bizantina» raffiguranti San Cristoforo, datati al XIII secolo. La chiesa di San Miro è una delle più antiche del Lario, con un campanile datato dagli studiosi intorno al 1020, e gli affreschi esterni — pur in contesto geografico distinto — mostrano la stessa impostazione ieratica, la stessa frontalità monumentale e la medesima tradizione iconografica che ritroviamo a Brione.

San Cristoforo con corona
San Cristoforo – Chiesa di San Miro – Pognana Lario (CO)

San Cristoforo, elegantissimo indossa anche qui la corona: lo sguardo dei due santi è assolutamente sovrapponibile, i tratti sono gli stessi. La rigida frontalità, la somiglianza del gesto della mano destra li rendono due santi gemelli e ci fanno sembrare trascurabili gli altri particolari che li differenziano: il Bambino di dimensioni maggiori con un cartiglio, la mano sinistra del santo lungo il fianco che non sorregge più il Bambino.

San Cristoforo a Moltrasio, Lago di Como, Italia

Evidenti anche le somiglianze con un altra raffigurazione del santo, a Moltrasio, sulle sponda occidentale del Lago di Como, proprio di fronte a Pognana Lario. Nella frazione di Vignola, lungo l’antico percorso della via Regina — la strada che collegava Como alla Valchiavenna — sorge la chiesa di Sant’Agata, uno dei più preziosi esempi di architettura romanico-lombarda del Lago di Como. La sua costruzione risale alla seconda metà dell’XI secolo, rendendola il più antico edificio religioso di questa parte del lago. Opera dei cosiddetti “Maestri Comacini”, la chiesa presenta un’interessante struttura muraria in pietra viva, il celebre “sasso di Moltrasio”, con decorazione ad archetti e a piccoli conci.

San Cristoforo con la corona
San Cristoforo – Chiesa di sant’Agata – Moltrasio (CO)

Sulla parete esterna verso il monte è visibile un affresco rinascimentale molto deteriorato con il Martirio di Sant’Agata, accanto a un grande San Cristoforo di età tardogotica. Come a Brione Verzasca, anche qui il santo, pur di una dimensione diversa, porta la corona; indossa, inoltre, un abito dalla stessa foggia, in particolare lo stesso mantello foderato d’ermellino che gli fa anche da copricollo.

Diversa l’immagine del Bambino: molto più grande con un lungo cartiglio. Rimane, però, l’impressione di un Bambino aggiunto in un secondo momento, come se l’originale fosse la figura autonoma di san Cristoforo. Perché sì, siamo molto vicini a Ossuccio dove troviamo uno dei più antichi (e strani) san Cristoforo

San Cristoforo a Ossuccio, Lago di Como, Italia

San Cristoforo con corona, senza Bambino, con verga fiorita, mano aperta, veste elegante
San Cristoforo – Chiesa di san Giacomo a Spurano di Ossuccio (CO) – ph. Paola Villa, Il San Cristoforo di San Giacomo di Spurano in La chiesa di S. Giacomo a Spurano di Ossuccio e i suoi restauri, Como Ed. NodoLibri 2004

Molto precedente rispetto ai modelli visti finora, anche questo san Cristoforo presenta la peculiare presenza della corona: notevole è, ovviamente, la mancanza del Bambino. Di questa raffigurazione abbiamo già parlato diffusamente.

Perché tutti questi San Cristoforo ‘gemelli’?

Lasciando per ora da parte l’immagine di san Cristoforo di Ossuccio (diversa soprattutto per il secolo di relaizzazione), ci sono, dunque, molti elementi che legano strettamente queste immagini di san Cristoforo.

Perché?

San Cristoforo – Chiesa di San Miro – Pognana Lario (CO)
San Cristoforo con la corona
San Cristoforo – Chiesa di sant’Agata – Moltrasio (CO)

La spiegazione più plausibile risiede nella comune appartenenza a un orizzonte artistico e devozionale condiviso: quello delle botteghe pittoriche itineranti che tra XIII e XIV secolo percorrevano l’arco dei laghi prealpini — dal Lario al Verbano, dal Ceresio alle valli ticinesi — diffondendo modelli iconografici, tecniche e formulari compositivi sostanzialmente omogenei. Questa zona, corrispondente grosso modo all’area diocesana di Como, era un crocevia naturale tra il mondo lombardo e quello alpino transpadano. Maestranze di pittori — spesso legate alle grandi tradizioni artigianali dei Maestri Comacini e dei Maestri Campionesi, originari proprio della fascia lacustre tra Como, Lugano e Bellinzona — si spostavano di valle in valle portando con sé i cartoni, i modelli e le abitudini stilistiche delle botteghe di riferimento. Non è improbabile che una stessa bottega, o botteghe strettamente imparentate, abbiano lavorato sia sulle sponde del Lario sia nella Val Verzasca nell’arco di qualche decennio tra Due e Trecento, replicando per i committenti locali formule consolidate e riconoscibili per la devozione popolare. La presenza del tipo “bizantineggiante” in entrambi i luoghi rafforza questa ipotesi: si trattava di un modello codificato, trasmesso per via di bottega, che godeva di grande autorevolezza proprio per la sua antichità percepita.

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Bibliografia