- San Cristoforo riscoperto a Malines – Mechelen (Belgio)
- Bibliografia
San Cristoforo riscoperto a Malines – Mechelen (Belgio)
Autunno del 2008: lavori di restauro della chiesa di San Giovanni a Malines (Belgio) (Sint-Jan-Baptist-en-Sint-Jan-Evangelistkerk di Mechelen).

Sulla parete della torre, compaiono due monumentali immagini che raffigurano San Giorgio e san Cristoforo. I due affreschi erano rimasti celati per secoli sotto spessi strati di calce bianca e si sono salvate solo perché collocate in una posizione fortuita: lo spazio dietro l’organo del XVIII secolo.


Databile intorno al 1400, la scoperta è stata definita di importanza inestimabile per la storia dell’arte, poiché rappresenta una rara e altissima testimonianza della tradizione pittorica fiamminga fiorita prima dell’epoca di Jan van Eyck.
Un san Cristoforo energico, l’eremita e tanti fiori

San Cristoforo e la verga fiorita (ma con foglie di quercia)
San Cristoforo è rappresentato mentre attraversa un fiume trasportando il Bambino Gesù sulla spalla. Il santo è raffigurato con un volto espressivo ed energico, caratterizzato da dettagli realistici. Indossa una semplice tunica rossa sotto un ampio mantello bianco con fodera verde, che sventola dinamicamente alle sue spalle, creando un senso di tensione drammatica e movimento che contrasta con la staticità del paesaggio. Tiene nella mano destra una verga fiorita con tre foglie di quercia, particolare che abbiamo già riscontrato altrove.
Il Bambino (e il suo piedino)
Il Bambino Gesù ha un volto descritto come molto vivace ed espressivo, caratterizzato da una bocca sorridente e labbra rosse. Seduto sulla spalla del santo, indossa una veste azzurra (realizzata con una miscela di indaco e biacca, materiali assai preziosi all’epoca) ed è circondato da un’aureola di un giallo tenue. Con la mano sinistra regge il globo del mondo e anche un’asta con un vessillo crociato (una croce rossa su fondo bianco) che sventola. Il santo lo tiene stretto, afferrandone il piedino: è lo stesso gesto che si trova sulla raffigurazione del santo sul coevo Libro di Ore miniato dai fratelli Limburg.

La scena si svolge in un paesaggio naif composto da rive rocciose e alberi. Il cielo è stellato, perché la traversata si svolge di notte.
L’eremita con coltellino, borsa e rosario

Sulla riva sinistra del fiume, appare la figura di un eremita che attende Cristoforo e il Bambino.
Interessanti alcuni dettagli della rappresentazione di questo eremita. Raffigurato come un uomo barbuto che indossa una tonaca da monaco con cappuccio, appare mentre esce da una piccola cappella grigia situata sulla riva sinistra del fiume. La cappella presenta una finestra circolare con vetri a losanga, un campanile aperto con una campana appesa a una trave di legno e un tetto a capanna con tegole profilate in bianco.
L’eremita impugna con entrambe le mani una lanterna accesa con lo sportellino aperto, per illuminare il cammino del santo.
Alla cintura porta un coltello inserito in un fodero di cuoio (legato con un cordino rosso), una borsa nera rettangolare (che potrebbe contenere oggetti personali come tavolette di cera, libretti o occhiali) e un rosario.
L’intera composizione, inserita in una finta nicchia ad arco acuto, si staglia su un fondo rosso decorato con fiori a stencil, che conferisce all’opera l’aspetto di un prezioso panno d’onore.
L’affresco di Mechelen: posizione, pittore, committenza
La fattura dell’affresco è molto raffinata: le analisi hanno rivelato un disegno sottostante estremamente dettagliato eseguito a pennello con nero di carbone. L’artista lavorò a mano libera, senza l’ausilio di griglie o strumenti tecnici, dimostrando l’abilità di un maestro abituato a composizioni monumentali. Ma chi era questo pittore?
Un pittore tardogotico e un miniatore
Le pitture murali della chiesa di San Giovanni a Mechelen mostrano una profonda affinità con l’arte dei miniatori delle corti di Francia e Borgogna, in particolare con le opere del Maestro di Boucicaut.


Le due opere sono strettamente correlate per quanto riguarda la resa dello spazio, la modellazione iconografica e la cura dei dettagli plastici. Entrambe riflettono la transizione verso una figura più umana e meno ieratica rispetto alla tradizione precedente. Un elemento di confronto estremamente preciso riguarda la forma e la struttura degli alberi. L’abbigliamento di San Cristoforo a Mechelen (tunica rossa e mantello bianco foderato di verde) è paragonabile a quello stereotipato dei santi e degli apostoli analizzato nelle opere di Boucicaut. Il mantello che sventola realisticamente al vento è un dettaglio che accomuna i due stili. Infine, entrambi i pittori utilizzano un’impostazione paesaggistica che combina elementi realistici (come le rive rocciose e la vegetazione specifica) con sfondi ancora parzialmente astratti, caratterizzati da una prospettiva ingenua tipica dello Stile Internazionale.
La posizione dell’affresco: dal mondo profano a quello divino contro la mala morte
Situata sulla parete nord della torre, l’immagine era posizionata strategicamente per essere visibile a chiunque entrasse in chiesa attraverso il portale occidentale. Nel simbolismo medievale, l’ingresso della chiesa rappresentava l’accesso alla Gerusalemme Celeste e la torre stessa aveva una funzione difensiva; la presenza di un santo colossale in questo luogo sacro serviva a marcare il passaggio dal mondo profano a quello divino.
Lo scopo principale di questa raffigurazione risiedeva nelle proprietà apotropaiche attribuite a San Cristoforo. Nel Medioevo, Cristoforo era un santo popolarissimo, invocato specialmente per ottenere protezione contro la morte improvvisa, un timore costante per l’uomo dell’epoca.
Insieme a San Giorgio, dipinto sulla parete opposta, Cristoforo fungeva da guardiano spirituale incaricato di respingere e combattere il male.
Il committente dell’affresco: un duca e gli archibugieri
Chi ha commissionato l’affresco? Non esistano documenti d’archivio che identifichino con certezza il committente. Un’ipotesi affascinante lega l’opera alle milizie cittadine: potrebbe rappresentare un loro omaggio nei confronti del sovrano, Giovanni senza Paura, duca di Borgogna, in occasione del suo ingresso trionfale in città nel 1405.
Giovanni senza Paura, San Giorgio e San Cristoforo
Giovanni senza Paura, duca di Borgogna, era una personalità carismatica e quasi leggendaria per i suoi sudditi: reduce dalla crociata e dalla battaglia di Nicopoli del 1396, era stato catturato dal sultano Bajazet e riscattato grazie a un’enorme somma di denaro alla quale i cittadini di Malines avevano contribuito generosamente. Al suo ritorno, fu accolto trionfalmente in città il 23 aprile 1405, un evento celebrativo di enorme importanza per il quale il pittore cittadino Vrancke van Lint decorò ben ottantaquattro stemmi.
Il legame tra il sovrano e gli affreschi di San Giorgio e San Cristoforo è probabile: non solo la chiesa è dedicata a San Giovanni, patrono del duca, ma gli studiosi ipotizzano che anche la figura di San Giorgio, rappresentata con le fattezze di un nobile cavaliere crociato, possa essere una celebrazione dello stesso Giovanni come miles Christi (soldato di Cristo): in questo modo, un’immagine religiosa è diventata anche un potente manifesto di lealtà politica e militare.
In questo contesto, la gilda degli archibugieri avrebbe fatto raffigurare anche uno dei suoi patroni, san Cristoforo, sempre in onore di Giovanni Senza Paura. Peccato che lo stemma nella raffigurazione di san Cristoforo sia troppo rovinato: la sua corretta lettura ci avrebbe permesso di essere certi sulla datazione dell’affresco.
Tra l’altro, abbiamo un’altra attestazione della devozione di Giovanni per San Cristoforo. Nel suo libro di preghiere, troviamo questa raffigurazione del nostro santo.

San Cristoforo e gli archibugieri
Ma perché San Cristoforo è patrono degli archibugieri? Nella Legenda Aurea si narra come il re Dagno abbia tentato di uccidere il nostro santo facendolo trafiggere da frecce. Ma le frecce, scagliate dagli arcieri, tornarono indietro ferendo lo stesso re all’occhio. Solo il sangue di Cristoforo martire guarirà questa ferita.

Una straordinaria raffigurazione di questo miracolo nell’affresco di Mantegna nella chiesa degli Eremitani a Padova.

Bibliografia
Essenziali per questo post i due studi di Bergmans, A., & Buyle, M. , da cui ho anche ricavato le immagini.
- Bergmans, A., & Buyle, M. (2014) Mural Paintings before Jan van Eyck. A Remarkable Discovery from around 1400 in St John’s Church in Mechelen,
- Bergmans, A., & Buyle, M. (2013). “Internationale stijl” in Mechelen: ontdekking, conservatie en onderzoek van de muurschilderingen van rond 1400 in de toren van de Sint-Janskerk. RELICTA (BRUSSEL), 10, 129–207.
