Una scoperta inaspettata : un San Cristoforo vecchio di 600 anni!

Chi ama la storia dell’arte sa bene quanto il Medioevo sappia custodire e restituire i suoi tesori nei modi più impensati. Nel 1977, nella navata laterale settentrionale della chiesa di Notre-Dame a Semur-en-Auxois, in Borgogna, è riemerso un dipinto murale di straordinaria monumentalità raffigurante San Cristoforo. L’opera era rimasta completamente nascosta per secoli dietro la struttura cinquecentesca dell’Altare dell’Albero di Jesse, una coincidenza fortunata che ne ha garantito la conservazione fino alla rimozione e al restauro del 1980, quando è stata infine affidata al museo municipale della città. L’affresco era posizionato proprio di fronte all’entrata lateriale della porta di Blees ed accoglieva i fedeli con la sua monumentalità.

Altare dell’Albero di Jesse. Cattedrale di Notre-Dame a Semur-en-Auxois – ph. Benjamin Smith
Porta di Blees . Cattedrale di Notre-Dame a Semur-en-Auxois – ph. Benjamin Smith

Sguardi di protezione, pesci nel fiume e un’iscrizione

Trovarsi di fronte a questo colosso dipinto significa fare un salto indietro nel secondo Trecento, un’epoca segnata dalle drammatiche vicende della guerra dei Cent’anni, in cui la devozione popolare cercava disperatamente figure protettive contro i pericoli del tempo.

San Cristoforo – Chiesa chiesa di Notre-Dame a Semur-en-Auxois (F)- XIV sec. in Joubert, 1992

L’immagine colpisce immediatamente per la sua imponenza e per la ricchezza dei dettagli iconografici e naturalistici. Il santo è raffigurato mentre attraversa un corso d’acqua incastonato tra due rocce frastagliate, piegato sotto il peso soprannaturale del Bambino Gesù che siede sulle sue spalle, regge il globo terrestre e lo benedice. Cristoforo si appoggia a un robusto bastone e volta con vigore il capo all’indietro per ascoltare il piccolo passeggero, indossando un ampio mantello i cui drappeggi formano eleganti pieghe “a canna d’organo” e lembi mossi dal vento. L’artista si è soffermato con uno spiccato gusto naturalistico sui flutti del fiume, riempiendolo di pesci ben differenziati e persino di un’anguilla che si avviluppa attorno al piede destro del gigante.

Alla base dell’affresco si legge un’iscrizione latina molto rovinata. ma che si può ricostruire alla luce di quelle conosciute: sintetizza la funzione apotropaica del santo: chiunque contempli l’immagine di San Cristoforo sarà preservato quel giorno da ogni malore e dalla morte improvvisa, una promessa rassicurante per i fedeli che un tempo varcavano la vicina Porte des Blés.

Christofori sancti speciem quicumque tuetur Illa namque die nullo languore tenetur (Chi vedrà l’immagine di san Cristoforo, in quel giorno non sarà preso da alcun malore).

Un san Cristoforo trecentesco, stranamente in movimento

È proprio il dinamismo a rendere questa immagine straordinaria: le immagini colossali di questo periodo, infatti, hanno una posizione normalmente frontale e si impongono per la loro maestosità più che per il loro dinamismo.

San Cristoforo . Chiesa di san Pietro e Paolo – Wissembourg (Francia) – ph. Di Gerd Eichmann
San Cristoforo con Bambino
San Cristoforo- Chiesa di San Bernardo – Monte Carasso- Bellinzona (Svizzera) – XIV sec.
San Cristoforo frontale con Bambino e cartiglio
San Cristoforo – Chiesa di san Giorgio in Lemine – Almenno san Salvatore (BG)

Questa frontalità viene smorzata nelle immagini più piccole, come quelle delle pale d’altare o dei manoscritti.

Chi è dunque il raffinato pittore capace di orchestrare una figura di tale dinamismo e tensione espressiva, un affresco colossale da posizionare sulle pareti di una chiesa?

La mano del maestro Jean de Bruges

Nello studio condotto da Fabienne Joubert emerge un’ipotesi affascinante che conduce direttamente ai vertici dell’arte di corte francese: l’attribuzione a Jean de Bruges, celebre pittore di re Carlo V di Francia.

un valletto presenta una Bibbia a Carlo V
Jean de Vaudetar presenta la Bibbia istoriata a Carlo V di Francia, miniatura nella Bibbia istoriata di Jean de Vaudetar (1372) dipinta da Jean de Bruges

L’analisi stilistica rivela infatti uno straordinario vocabolario formale condiviso non solo con le miniature dell’artista (ora tutte perdute, tranne quella in cui Jean de Vaudetar presenta la Bibbia istoriata a Carlo V di Francia), ma anche con il capolavoro assoluto di Jean de Bruges: l’Arazzo dell’Apocalisse di Angers.

San Cristoforo e l’Arazzo dell’Apocalisse

L’Arazzo dell’Apocalisse è un capolavoro straordinario: è il più antico arazzo francese sopravvissuto, nonché una delle più importanti raffigurazioni dell’Apocalisse e uno dei capolavori del patrimonio artistico francese. Fu commissionato, tra il 1373 e il 1377 per il duca Luigi I d’Angiò, al mercante Nicolas Bataille che lo fece tessere nel suo laboratorio di Parigi all’arazziere Robert Poisson su un ciclo di cartoni preparato appunto dal pittore Jean de Bruges. Composto da 90 scene (di cui oggi restano solo 71) è lungo 103 metri di lana e seta tinta con tinte vegetali. Straordinario!

Ne riporto qualche immagine:

Il terzo angelo e l’Agnello. Arazzo dell’Apocalisse, su cartoni di Jean de Bruges 1377 (oggi al Castello d’Angers)
Par PMRMaeyaert
Le lacrime di San Giovanni. Arazzo dell’Apocalisse, su cartoni di Jean de Bruges 1377 (oggi al Castello d’Angers)

La posa dinamica del nostro San Cristoforo, lo sguardo intenso e assorto incorniciato da una folta barba scura, i riccioli plastici del Bambino e la delicata palette cromatica che armonizza il fondo vermiglio con il verde e il blu dei drappeggi richiamano in modo sorprendente le figure dei Lettori e dei Vegliardi dell’Apocalisse d’Angers. Inoltre, il motivo decorativo a palmette sul fondo rosso rimanda ai modelli tessili italiani diffusi nell’entourage della corte parigina dell’epoca.

Il lettore della terza giornata. Arazzo dell’Apocalisse, su cartoni di Jean de Bruges 1377 (oggi al Castello d’Angers)
San Cristoforo (particolare)- Chiesa chiesa di Notre-Dame a Semur-en-Auxois (F)- XIV sec. in Joubert, 1992
Le lacrime di San Giovanni (particolare). Arazzo dell’Apocalisse, su cartoni di Jean de Bruges 1377 (oggi al Castello d’Angers)
Il terzo angelo e l’Agnello. (particolare) Arazzo dell’Apocalisse, su cartoni di Jean de Bruges 1377 (oggi al Castello d’Angers)
Par PMRMaeyaert

San Cristoforo (particolare)- Chiesa chiesa di Notre-Dame a Semur-en-Auxois (F)- XIV sec. in Joubert, 1992

Duchi, re e contabilità: il giallo storico nella Borgogna del Trecento

Come sia arrivato il pittore del re di Francia a lavorare in una collegiale borgognona rimane un avvincente rompicapo storico, che trova però importanti riscontri nei documenti d’archivio. Sebbene la distruzione di molte pitture murali trecentesche imponga cautela, le registrazioni della Camera dei Conti di Digione del 1371 e del 1372 menzionano la presenza in Borgogna di un “Jehan le pointre de bruges”, noto anche come Hennequin de Bruges. Proprio nei primi mesi del 1372 si moltiplicano i soggiorni a Semur-en-Auxois del duca di Borgogna, Filippo l’Ardito, il quale prima del 1373 non disponeva di un pittore di corte fisso e attingeva frequentemente agli artisti al servizio del fratello Carlo V. È dunque del tutto verosimile che Jean de Bruges abbia eseguito il dipinto di Semur proprio in occasione di uno di questi spostamenti ducali tra il 1371 e il 1372.

Un capolavoro che continua a parlarci

Il San Cristoforo di Semur-en-Auxois rappresenta un punto d’incontro perfetto tra la devozione popolare medievale e la più alta cultura figurativa del XIV secolo. La sua riscoperta ci restituisce una preziosa testimonianza della fede e delle ansie di un’epoca travagliata ed anche la mano vigorosa di un maestro capace di infondere movimento al nostro santo traghettatore, fino a quel momento raffigurato in posizione frontale.

Bibliografia

  • Fondamentale per la scrittura di questo post l’articolo di Joubert, Fabienne, “Le Saint Christophe de Semur-en-Auxois : Jean de Bruges en Bourgogne ?”, in Bulletin Monumental, tome 150, n°2, 1992, pp. 165-177.
  • Favreau, Robert, “L’inscription de saint Christophe à Fernes-les-Fontaines. Un apport à l’histoire du sentiment religieux”, in Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques et scientifiques, 12-13 (1976-1977), pp. 33-40..
  • Prache, Anne, “Notre-Dame de Semur-en-Auxois”, in Congrès archéologique de France, Auxois-Châtillonais, 1986, pp. 291-301.
  • Rosenfeld, Hans-Friedrich, Der hl. Christophorus. Seine Verehrung und seine Legende. Eine Untersuchung zur Kultgeographie und Legendenbildung des Mittelalters, Acta Academiae Aboensis, Humaniora, X, 3, 1937.
  • Sterling, Charles, La peinture médiévale à Paris, 1300-1500, t. I, Parigi, Bibliothèque des Arts, 1987.