- Johannes Has, San Cristoforo e i mostri in Val Pusteria
- San Cristoforo e i mostri
- Il vescovo sarto e la Controriforma
- Bibliografia
Johannes Has, San Cristoforo e i mostri in Val Pusteria
Ai piedi dello straordinario San Cristoforo della chiesa parrocchiale di San Tommaso a Vallarga (Weitental) c’è una figura, un francescano in ginocchio, probabilmente il committente dell’affresco. Chi è? Scopriremo la sua identità ed un’interessante storia del XVI secolo.
Incominciamo dalla Val Pusteria.
Weitental-Vallarga in Val Pusteria
Vintl – Vandoies si trova nel comprensorio della Val Pusteria, di cui Brunico è il capoluogo, Il comune comprende inoltre le frazioni di Vallarga (Weitental) e di Fundres (Pfunders) nella Val di Fundres (Pfunderer Tal), una valle laterale diretta verso nord.
Proprio a Vallarga si trova la chiesa parrocchiale di San Tommaso, edificio di antica fondazione documentato già nel 1180 e considerato per lungo tempo la chiesa madre dell’intero circondario. Si tratta di un caso unico: è infatti l’unica chiesa del Tirolo dedicata all’apostolo Tommaso.

Dal punto di vista architettonico, l’edificio presenta una stratificazione significativa: alle origini medievali si affianca il coro gotico poligonale, datato 1431, mentre la navata fu ricostruita in stile barocco nel 1777. Quest’ultima è coperta da una volta a botte che conferisce all’interno un’acustica particolarmente efficace.
Sulla parete esterna della chiesa, collocato sulla parete esterna del coro gotico, si conserva uno dei più affascinanti esempi di pittura sacra monumentale del territorio: un affresco del XVI secolo raffigurante San Cristoforo.
San Cristoforo e i mostri

Il dipinto di San Cristoforo ha delle dimensioni colossali e una fattura artistica straordinaria.
Come tutti gli affreschi del nostro santo non aveva una funzione puramente decorativa, ma costituiva una vera e propria benedizione visiva per viandanti e pellegrini che attraversavano la valle.
Un Bambino in trono (e i suoi piedini)
San Cristoforo è raffigurato secondo l’iconografia tradizionale: un gigante immerso fino alle ginocchia nell’acqua mentre trasporta sulle spalle il Bambino Gesù. Il Bambino è riconoscibile sia dal gesto benedicente sia dal globo crucifero. Il suo mantello di porpora sventola, facendo pendant con quello di San Cristoforo. Riccamente vestito, il Bambino sembra in trono: solo i piedini, furbetti, sgambettano.
San Cristoforo coronato
Cristoforo è davvero elegantissimo: indossa un mantello porpora decisamente gonfiato dal vento con un prezioso collo d’ermellino e una veste verde dai risvolti dorati. Una cintura di un materiale morbido gli cinge la vita e gli permette di sostenere una borsetta con il necessario per in viaggio: un pezzo di pane, altro cibo e un coltello. Notevoli tre particolari preziosi: il fermaglio della borsetta, la pesante collana d’oro con la croce e una corona in testa. Si tratta di uno strano particolare, piuttosto raro. Credo che serva a sottolineare la straordinaria nobiltà del santo pellegrino e, quindi, abbia poco a che fare con le primissime raffigurazione del XII secolo del santo diffuse in altre zone d’Italia, come nel comasco o nella Valsesia.

Ci colpisce anche la posizione assolutamente frontale del santo, che ci guarda, ieratico, con i suoi occhi spalancati. Sembra un affresco che provenga da un’epoca precedente
Avanzare in acque insidiose
Veniamo ad un dei principali motivi di interesse dell’affresco: l’acqua ai piedi di Cristoforo è animata da pesci, crostacei e creature marine leggendarie, come sirene che suonano strumenti campanelli, tritoni con flauti e tamburi, uno strano animaletto a due zampe che si mangia la coda, mentre un altro essere insidia il grande bastone ad albero (fiorito con palme e datteri) su cui si appoggia il santo. Questi elementi, che esprimono tutto il gusto per il fantastico tipico della prima età moderna, raffigurano i pericoli e le tentazioni del mondo terreno che impediscono il cammino di conversione di cui san Cristoforo è un modello per tutti.
Ritorneremo ancora sul significato di queste creature mostruose.
L’eremita illumina il cammino
Alla destra del santo compare la figura dell’eremita, elemento fondamentale della leggenda di San Cristoforo. Raffigurato con abiti semplici e una lanterna, egli rappresenta il mentore spirituale che indirizzò il gigante nella sua ricerca del Signore.
Certo, la figura risulta particolare. L’eremita tiene in mano la lanterna per illuminare il cammino notturno: eppure il cielo è chiaro, l’aria tersa del pieno giorno permette di vedere un paesaggio pieno di dettagli.
Sul fiume, navigano delle barche; sulla riva sorgono le mura di una città.
Il vescovo sarto e la Controriforma
Il committente: il vescovo Johannes Nas
Veniamo, dunque, alla figura inginocchiata, raffigurata nell’angolo inferiore sinistro dell’affresco: si tratta di Johannes Nas (1534–1590), predicatore, scrittore della Controriforma e successivamente vescovo ausiliare di Bressanone. La sua presenza è legata al restauro dell’opera, da lui promosso nel 1577 durante una visita pastorale a Weitental.
Nas è raffigurato con il saio francescano, ordine a cui apparteneva, e accanto a lui compare il suo stemma araldico, caratterizzato da una forbice.
La forbice nello stemma di Johannes Nas assume un valore simbolico particolarmente significativo. Essa richiama le sue umili origini, in quanto da ragazzino aveva svolto un apprendistato presso un sarto a Bamberga. Ma nel simbolo delle forbici è richiamata anche la sua missione intellettuale e pastorale: “tagliare” le complessità del dibattito teologico per renderlo accessibile ai fedeli, nell’ottica del contrasto alla diffusione delle idee protestanti.
Immagini e propaganda nella Controriforma
Johannes Nas fu, infatti, una figura di primo piano nella lotta confessionale nell’area alpina. Autore di opere polemiche come l’Anatomia Lutheri e le Centuriae, adottò uno stile diretto e spesso volutamente provocatorio, quasi rozzo, per raggiungere anche i ceti meno istruiti.
La sua strategia comunicativa includeva un uso consapevole delle immagini, xilografie satiriche e rappresentazioni fortemente espressive, pensate non tanto per la bellezza estetica quanto per colpire e istruire.
La questione delle immagini fu molto sentita fra Riforma e Controriforma. E questo discorso riguardò direttamente anche il nostro san Cristoforo.
Secondo la credenza diffusa, bastava uno sguardo mattutino all’immagine di San Cristoforo per essere preservati dalla morte improvvisa durante la giornata. Fu questa, dunque, una delle superstizioni fortemente contestati dai pensatori umanistici prima e dalla Riforma poi. Basti vedere la pagina dell’Elogio della Follia in cui Erasmo parla di san Cristoforo come il Polifemo cristiano.

Che fare dunque delle grandi immagini del santo che svettavano dalle chiese? Distruggerle? Scoraggiarne il culto? In alcuni ambienti questo, certamente, avvenne: le raffigurazioni del santo persero di interesse, vennero coperte da altre più in linea con il nuovo cristianesimo controriformista.
E cosa successe in Tirolo? Sarebbero scomparse per sempre le immagini del santo come quella straordinaria nel chiostro del duomo di Bressanone (realizzata un secolo prima)?

Il vescovo Johannes, le sua forbici e san Cristoforo
Le cose non andarono così: ce lo dimostra proprio il nostro Johannes Nas, vescovo di Bressanone, che, in visita a Vallarga nel 1577 volle restaurare l’immagine del santo che si trovava già sulle pareti della chiesa. Diede a quel santo apotropaico che proteggeva i pellegrini con il suo sguardo un aspetto elegante, regale e decise, comunque, di utilizzare il linguaggio popolare e folklorico in chiave antiereticale, ponendo tra i piedi del santo immagini fantasiose e curiose degli allettamenti dell’eresia. Ecco, dunque, che San Cristoforo veniva da assumere un valore simbolico, rappresentando la Chiesa che trasporta la vera fede attraverso le acque turbolente dell’eresia.
Ancora una volta, come abbiamo già notato per il san Cristoforo di Spilimbergo (e la sua agana fra i piedi) o quello della Chiesa di San Marco a Milano.
Ecco dunque che il vescovo si sente tanto orgoglioso del bellissimo affresco, da farsi raffigurare in un angolo, inginocchiato.
Bibliografia
- Simona Sala, “Individual and Community” in: Hell or Paradise. The Origins of Caricature (16th–18th c.), exhibition catalogue, ed. Frédéric Elsig and Simona Sala, Geneva, Infolio Editions, Musée international de la Réforme, 2013, p. 75-85.
- WISSENSWERTES über die Pfarrkirche von Weitental
- Mit Christophorus auf Reisen
- pagina Wikipedia Vandoies
