- Re senza Bambino in alabastro
- Un’iconografia insolita: San Cristoforo senza il Bambino
- Il dibattito sull’identità: re Salomone, Federico II o san Cristoforo?
- Un confronto illuminante: il San Cristoforo di Ossuccio
- Un bastone fiorito o uno scettro? San Cristoforo re e martire
- Un incisione più adriatica che toscana
- San Cristoforo guerriero, re e martire
- Una curiosità sulla lastra di san Cristoforo
- Bibliografia
Re senza Bambino in alabastro
Proviene dall’antica abbazia di Santa Maria a Follonica (nota anche come il “Conventaccio”) a Montefollonico; è una lastra in alabastro con un santo, il nostro San Cristoforo.

Un’iconografia insolita: San Cristoforo senza il Bambino

Si tratta di un pluteo della fine del XII secolo, che riporta l’incisione San Cristoforo. A prima vista, l’immagine potrebbe confondere il fedele moderno. La lastra mostra infatti San Cristoforo sotto un’arcata, ma con una particolarità sorprendente: non porta il Bambino Gesù sulle spalle. Ma sarà davvero San Cristoforo?
Il dibattito sull’identità: re Salomone, Federico II o san Cristoforo?
L’identità della figura scolpita sulla lastra è stata a lungo oggetto di controversie e interpretazioni divergenti tra gli studiosi. Inizialmente, la mancanza dell’iconografia tradizionale del gigante traghettatore e la grafia del titulus, giudicata da alcuni “accurata ma lievemente imprecisa”, avevano sollevato il dubbio che l’iscrizione potesse essere un’aggiunta successiva a una tardiva identificazione del personaggio.
Questo spiraglio di incertezza ha alimentato ipotesi suggestive.
Lo studioso Alessio Varisco ha proposto di identificare la figura con Re Salomone, legandone il culto alla presunta presenza dei Cavalieri Templari in Val d’Orcia.
Altri, come Fabio Pellegrini, hanno invece ipotizzato che il rilievo raffigurasse l’imperatore Federico II, sebbene questa tesi sia difficilmente sostenibile poiché obbligherebbe a considerare l’aureola come un falso storico, dato che nel XII secolo gli imperatori non venivano più rappresentati con il nimbo.
Tuttavia, studi più approfonditi hanno confermato che l’iscrizione è originale e coeva al rilievo, incisa probabilmente dallo scultore stesso.
Un confronto illuminante: il San Cristoforo di Ossuccio
L’identità di San Cristoforo è stata infine definitivamente corroborata dal confronto con un raro affresco dell’XI secolo situato sul Lago di Como, nella chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Spurano di Ossuccio, dove il santo appare proprio con la corona sul capo e privo del Bambino, a conferma di una precisa e antica tradizione iconografica.

Su questo affresco, ho già realizzato un post.
Un bastone fiorito o uno scettro? San Cristoforo re e martire
Tra gli attributi principali del San Cristoforo inciso sulla lastra di alabastro (ma anche nel santo di Ossuccio) troviamo il bastone fiorito, un riferimento alla leggenda del miracolo avvenuto dopo il suo martirio o il trasporto del Cristo, ma anche una sorta di scettro, che il santo regge e non utilizza per appoggiarsi.


Altro elemento particolare è la corona: simbolo del martirio o forse un richiamo all’iconografia imperiale bizantina? La questione risulta complessa e per questo rimando ad un post che approfondisce la questione. Qui, basti dire che la raffigurazione mostra San Cristoforo come un re e un martire.
Un incisione più adriatica che toscana
Databile alla seconda metà del XII secolo, la lastra è realizzata con la tecnica dell’incisione (graffito). Le linee profonde e la superficie ruvida degli incavi suggeriscono che la decorazione fosse originariamente destinata a essere riempita di mastice, una pratica che creava un forte contrasto chiaroscurale simile al niello orafo.
Le affinità tecniche e stilistiche più forti non si trovano in Toscana, ma verso l’Adriatico. L’opera è infatti strettamente legata ai plutei del Duomo di San Ciriaco ad Ancona. Questo legame rivela come, all’epoca, la diocesi di Arezzo (a cui Montefollonico apparteneva) fosse un crocevia culturale aperto alle influenze bizantine e marchigiane.
Eppure questa raffigurazione del santo è di matrice più lombarda e occidentale che bizantina. Insomma, rimangono ancora delle cose da chiarire.
San Cristoforo guerriero, re e martire
In conclusione, probabilmente parte di una serie di plutei che decoravano il presbiterio dell’abbazia di Santa Maria, la lastra di San Cristoforo rappresenta una delle più antiche testimonianze del culto del Santo in questa zona. Prima che la “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine rendesse canonica l’immagine del gigante traghettatore, questo San Cristoforo re e martire parlava già ai pellegrini di coraggio e devozione.
Una curiosità sulla lastra di san Cristoforo
All’inizio degli anni Novanta, il San Cristoforo e altri reperti scultorei furono illegalmente immessi sul mercato antiquario. Grazie alla segnalazione della studiosa Raffaella Calamini e al tempestivo intervento dei Carabinieri, l’opera è stata recuperata in un negozio di Firenze proprio mentre era pronta per essere dispersa: ora è tornata a Montefollonico.
Bibliografia
- Pagina wikipedia Monastero di Santa Maria (Montefollonico)
- Tigler, Guido. 2019. «Questioni di scultura: i reperti lapidei romanici provenienti da Santa Maria di Follonica e il crocifisso ligneo gotico detto del beato Brandano in San Leonardo.» In Le chiese di Montefollonico. Arte e storia. https://opac.regesta-imperii.de/id/2768257.
- Micheli, Raffaella. 2016. «San Cristoforo. Iconografia dell’anno mille». Torrita, storia, arte e paesaggio VII: 27–33.
