Un incontro con il gigante della Pieve di Valdicastello: San Cristoforo

Se vi trovate a passeggiare tra gli ulivi della Versilia storica, poco lontano dal centro di Pietrasanta, dovete visitare la bellissima Pieve dei Santi Giovanni e Felicita. Questa chiesa, uno degli edifici romanici più affascinanti della costa, è un tesoro di architettura medievale.

Nel Medioevo, fu un punto nevralgico per la viabilità e la geografia politica della Versilia storica; la chiesa sorgeva lungo l’antico tracciato della Via Francigena (o Romea), l’arteria fondamentale percorsa dai pellegrini diretti a Roma, ai quali la pieve offriva ospitalità e assistenza. La sua collocazione era talmente significativa da fungere da segnale di confine tra le diocesi di Lucca e di Luni. Edificata dalle comunità rurali che abitavano il territorio, la pieve rappresentava il cuore dell’evangelizzazione locale, esercitando una vasta giurisdizione che si estendeva su ampie zone degli attuali comuni di Pietrasanta e Stazzema. Fino alla costruzione del Duomo di Pietrasanta nel XIV secolo, essa rimase il principale centro battesimale e amministrativo della zona, testimoniando una presenza radicata già secoli prima dell’anno mille.

San Cristoforo che accoglie (e saluta) i fedeli

Varcato il moderno portale in bronzo di Marcello Tommasi, l’attenzione del visitatore viene immediatamente catturata da una figura imponente situata sulla destra entrando, proprio sulla parete interna della torre campanaria. Si tratta di un colossale San Cristoforo col Bambino, un affresco risalente al XV secolo.

San Cristoforo con armatura
San Cristoforo – Pieve di San Giovanni e Felicita – Valdicastello Carducci (LU) – XV secolo

San Cristoforo è raffigurato in posizione frontale, con il Bambino sulla spalla sinistra. Con la mano destra tiene un bastone fiorito, mentre con la sinistra raccoglie il suo mantello per attraversare il torrente.

Molto interessante l’abito del santo: una veste coloro oro pieghettata con molti bottoni (segno di ricchezza) e una strana rete, anch’essa tenuta da bottoni, al braccio sinistro.

Un luogo di pellegrinaggio medievale

La posizione di San Cristoforo all’ingresso non è casuale: il santo proteggeva chi arrivava e chi lasciava la chiesa per riprendere il cammino. La Pieve sorgeva infatti lungo il percorso della Via Francigena, e il santo, protettore dei viandanti, accoglieva i pellegrini che qui trovavano ospitalità e assistenza durante il loro viaggio. Una suggestiva figura di pellegrino con bastone è anche scolpita nelle mensoline absidali, della finestra monofora lato nord e dell’architrave in facciata.

E quanto somigliano alle statue steli della Lunigiana (che hanno a che fare con i culti preistorici e celtico-liguri)! Stefano Borsi, nel suo testo sul San Cristoforo di Barga, ci dà la notizia che Valdicastello è un sito di origine ligure. E riflettendo sulla storia del Duomo di san Cristoforo a Barga, troveremo anche una connessione fra steli, montagne, stelle e san Cristoforo (già accennata a proposito del san Cristoforo di Gemona).

San Cristoforo – San Mena e il morso dei serpenti

Partendo da rilievo sulla parte laterale della Pieve, Stefano Borsi si spinge ancora più avanti a proposito dei collegamenti fra tutte queste suggestioni. Parla, infatti, dell’uso medievale di porre l’immagine della vipera cornuta in prossimità degli accessi alla chiesa. Alle «corna di serpente» (del ceraste, vipera cornuta del deserto) la tradizione medievale attribuisce virtù di antidoto o, più in generale, di preservare un ambiente dall’insidia. La necessità di salvaguardare i luoghi sacri dal demonio è uno dei temi della riforma ecclesiastica dell’XI secolo e della lotta alle eresie.

Ora, se davvero fra san Cristoforo e san Mena c’è una relazione (come suggeriscono sia Borsi sia Woods), questo serpente potrebbe essere anche un riferimento alla protezione esercitata da san Cristoforo-San Mena sui morsi dei serpenti. Ma la questione è molto ampia e merita un approfondimento, che faremo.

Un luogo sacro già pagano

Un altro elemento di grande interesse storico e archeologico della Pieve è il sarcofago di origine romana, situato attualmente lungo la navata di sinistra.

Si tratta di un sarcofago di piccole dimensioni, riferibile alla sepoltura di un bambino o di un fanciullo di famiglia altolocata. Dal punto di vista artistico, è decorato con foglie d’acanto e teste umane. Le sue caratteristiche stilistiche permettono di datarlo tra il II e il III secolo d.C..

Il sarcofago fu scoperto nel 1861 in località Baccatoio, a circa 500-600 metri dalla Pieve, durante i lavori per la realizzazione della linea ferroviaria. In quell’area vennero alla luce anche iscrizioni frammentate e 40 olle funerarie romane contenenti ossa bruciate, il che suggerisce la presenza di un cimitero organizzato già in epoca classica.

La presenza di questo reperto, insieme ai resti romani rinvenuti nella zona, avvalora l’ipotesi che la Pieve sia stata edificata in un luogo già precedentemente frequentato o adibito a scopi religiosi e funerari in età romana.

Oggi: connessione, accoglienza, riposo prima di riprendere la Francigena

Ancora oggi questo luogo ha un’atmosfera speciale. Ecco perchè ha ispirato Simonetta Baldini nella realizzazione un’installazione artistica contemporanea che invita alla sosta e alla riflessione: si tratta di “Forever”. Vincitrice del concorso “La Francigena dell’arte”, questa “stazione” artistica è composta da tre grandi sedute in marmo disposte a semicerchio su un diametro di circa cinque metri. L’artista, prematuramente scomparsa nel 2021, ha scelto personalmente il marmo per la naturalezza del suo movimento cromatico, creando elementi che pesano circa tre tonnellate ciascuno. La forma circolare non è casuale: è stata pensata come un invito alla connessione, all’accoglienza e al riposo per i pellegrini e i visitatori, offrendo un momento di contemplazione della natura e dell’arte prima di riprendere il viaggio. In un certo senso, una funzione simile a quella protettiva del colossale San Cristoforo.

Inaugurata ufficialmente nell’ottobre del 2022, l’opera rappresenta oggi un perfetto connubio tra la spiritualità antica del luogo e la maestria scultorea moderna del territorio pietrasantino, anche attraverso il marmo, materiale identitario della zona.

Bibliografia

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