Un san Cristoforo contro gli eretici?

Nel transetto destro della Chiesa di san Marco a Milano, riscoperti nel restauro del 1956, sotto all’affresco dei Fiammenghini Alessandro IV istituisce l’ordine degli Agostiniani, alcuni affreschi del XIV secolo assai significativi del contesto teologico in cui nacquero: una Crocifissione, l’Assunzione di Maria e San Cristoforo.

San Marco, gli Zambonini e gli Agostiniani

Il convento di san Marco era stato fondato in un luogo di Milano già vicino alla cinta muraria che si espande verso il Seprio e La Martesana, in una consapevole tentativo da parte delle prime comunità che si insediarono di rispondere alle esigenze che l’espansione della città verso settentrione comportava. Tale posizione sembrò favorevole ad un gruppo di Zambonini, seguaci di Giovanni Bono, un penitente del XIII secolo, negli stessi anni della predicazione francescana. Gli Zambonini, molto attivi nella lotta antiereticale, divennero Agostiniani e nel 1256 la chiesa di San Marco divenne proprio sede generale dell’ordine agostiniano. Di grande cultura, amanti del sapere (praticato in una ricchissima biblioteca), gli Agostiniani presero parte a tutte le discussioni teologiche dell’epoca. Ne vediamo un’eco negli affreschi di cui ora parleremo dettagliatamente,

L’autore dell’affresco: il giottesco Anovelo da Imbonate?

L’autore di questo affresco non è ancora stato identificato con sicurezza. Si parla da parte di alcuni critici di Anovelo da Imbonate, pittore che, all’interno del giottismo lombardo. privilegiava un colore prezioso e un naturalismo che tendeva a creare un’atmosfera emotivamente spirituale, più che a dare una reale presenza della figura nello spazio. Altri studiosi parlano genericamente di potente e raffinato pittore.

Il Crocifisso con i santi

Al centro dell’affresco, si trova il Crocifisso, con due angeli ai due lati, dei quali uno raccoglie il sangue del Cristo. Sotto, una pia donna regge la Madonna svenuta; accasciata ai piedi della Croce, la Maddalena, con i lunghi capelli biondi e le mani con i palmi aperti verso il Cristo. Ai piedi della croce, San Giovanni nel tipico atteggiamento a mani giunte e, un poco a destra e in basso, un vescovo che regge un cartiglio (che riprende espressioni delle Enarrationes in Psalmos di Agostino). Torneremo in seguito su questo santo vescovo. Nella parte destra dell’affresco, a mezza altezza, il gruppo delle figure che stanno sotto alla Croce è sovrastato da un personaggio più in alto, un santo barbuto di cui restano parti della testa e del corpo, Sant’Antonio Abate.

Una Crocifissione eucaristica

Nel XIV secolo gli Agostiniani erano molto addentro le dispute teologiche dell’epoca, riguardo, in particolare, il Sacramento eucaristico, la duplice natura di Cristo e il dogma della transustanziazione. Questa raffigurazione della crocefissione ha un significato eucaristico, nel riferimento al sangue di Cristo raccolto dagli angeli nel calice liturgico.

L’Assunzione di Maria (senza Gesù)

L’affresco dell’Assunzione probabilmente risale a qualche decennio successivo, verso la fine del Trecento.

Lacerto di affresco con Maria Assunta
Assunzione di Maria – Chiesa di san Marco – Milano – fine XIV secolo .- ph. G. dallorto

Nella parte inferiore del frammento sono visibili soltanto cinque teste di apostoli con lo sguardo rivolto verso l’alto. Sopra di loro, sullo sfondo di un cielo stellato, si staglia l’immagine della candida veste della Vergine, circondata da angeli che reggono un lungo e articolato cartiglio. Altri due angeli sono invece dipinti sullo stipite in cui risvolta la parete, intenti l’uno a cantare a l’altro a suonare l’organo. Sul lato sinistro invece, sospeso nel cielo, appare un castello torrito, forse una raffigurazione di Gerusalemme.

L’Assunzione dell’Immacolata

L’iconografia della Vergine che è assunta in cielo da sola, senza Cristo che viene a prenderne l’anima, ebbe particolare fortuna in Francia a partire dal XIII secolo, ma non si diffuse in Lombardia. In ogni caso, è molto forte lo spessore teologico del soggetto, in quanto gli Agostiniani parteciparono ai dibattiti concernenti l’Immacolata Concezione a cui il tema dell’Assunzione era collegato. 

San Cristoforo trait d’union

Fra i due affreschi è presente San Cristoforo. Dipinto senza soluzione di continuità con l’affresco della Assunzione, sembra posto a cornice della Crocifissione. Un ideale trait d’union. Ma furono mai visibili i tre affreschi contemporaneamente? Non si sa. Ma guardiamolo bene, questo san Cristoforo, perché non siamo ancora arrivati al punto centrale della questione.

San Cristoforo

Accanto al Sant’Antonio della Crocifissione, prima del castello dell’Assunzione, ecco il nostro san Cristoforo.

Ne resta solo un lacerto: il bastone appoggiato nell’acqua, le gambe aperte, i piedi nudi, un polipo che nuota nel torrente che il santo sta attraversando con le vesti rimboccate e il mantello infilato nella cintura borchiata; sullo sfondo si intravedono delle cime.

Un polpo davvero fastidioso

Concentriamoci sul polpo raffigurato fra i piedi del santo: è un attributo comune delle raffigurazioni tra XIV e XV secolo e simboleggia la difficoltà del cammino. Ma forse qui assume un valore più specifico, Ci sono due elementi che ce lo fanno pensare.

Prima di tutto il polpo è davvero grande, quasi messo in evidenza: costituisce davvero un ostacolo per il procedere del santo.

Sant’Agostino vescovo e gli eretici

Poi dobbiamo tornare a quel santo vescovo che abbiamo lasciato nella Crocifissione. Il vescovo è Sant’Agostino, riconoscibile dal vestito nero dell’Ordine degli Agostiniani. Tiene nelle mani un cartiglio che fa riferimento ad un sermone relativo al Salma XXI. Sul cartiglio è inscritto l’invito è a guardare alla croce salutare per allontanare ogni sorta di veleno dei superbi calunniatori. Nel sermone di commento al Salmo da cui è tratto il testo, Agostino, specifica che i calunniatori sono gli eretici, gli scismatici e quelli che per superbia si staccano dalla compagine delle membra di Cristo. Introduce il riferimento al serpente sollevato su un’asta da Mosè nel deserto, guardando il quale il popolo eletto fu sanato dalle sue insanabili piaghe. Ora tale episodio dell’Antico Testamento è tradizionalmente interpretato come figura del Cristo elevato sulla croce per la salvezza degli uomini. 

Un polipo eretico?

Se dunque i richiami antieretici di questi affreschi sono così forti, il polipo che ostacola san Cristoforo nella traversata potrebbe avere una valenza di questo tipo, essere, cioè, un richiamo alla necessità di non farsi sviare dalla predicazione eretica, superando le loro mostruose dottrine per giungere alla salvezza?

Anche a Spilimbergo (PN) abbiamo notato che le creatura fra i piedi del santo potrebbe essere un riferimento non solo a culti precristiani, ma anche agli eretici assai diffusi nel XV secolo, nel Friuli (e in particolare a Gemona).

Ma restiamo ancora a Milano.

P.S. Anche nella Chiesa di san Cristoforo al Naviglio, gli stessi soggetti

Questa Crocefissione è emblematica di una tipologia iconografica del Trecento lombardo, di cui si vede un ultimo, tardo e conclusivo esempio nella crocifissione, di poco posteriore al 1405 ma di anonimo pittore legato al secolo precedente, che si trova nella controfacciata della chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano.

Anche qui è presente la coppia di santi già in San Marco, Sant’Antonio Abate e san Cristoforo, nell’affresco quattrocentesco firmato (unico a Milano) da Bassanolo de’ Magistris. Abbiamo già visto altrove il legame fra questi due santi, amatissimi per la loro protezione contro le malattie, in particolare contro la peste.

Qui, però, sembra mancare l’aspetto ereticale di cui abbiamo parlato per l’affresco di San Marco.

Bibliografia

  • pagina Wikipedia
  • Federica Barile Toscano, Dalle origini al Quattrocento: arte e committenza in San Marco in Maria Luisa Gatti Perer (a cura di), La Chiesa di San Marco in Milano, Milano, Banca Popolare di Milano, 1998, BNI 99-5213.

Grazie a Paolo Castagno per la segnalazione