San Cristoforo con la corona
L’iconografia di san Cristoforo con la corona (o incoronato direttamente dalla mano di Dio) è associata alle raffigurazioni più antiche del santo in Occidente. Questi san Cristoforo spesso non portano il Bambino.
San Cristoforo re fra XI e XVI secolo
Ma perché San Cristoforo viene raffigurato in questo modo?
San Cristoforo martire
La raffigurazione di San Cristoforo con la corona trova la sua spiegazione principale nel concezione già paleocristiana della corona come ricompensa divina per il martirio dei giusti. Questa tradizione iconografica è ben documentata fin dall’età tardoantica, come dimostrano i mosaici di Ravenna in Sant’Apollinare Nuovo, dove i martiri vengono rappresentati mentre recano tra le mani le corone che hanno meritato attraverso il loro sacrificio. Questo è presente anche nelle sante in stucco del sacello di Santa Maria in Valle (cosiddetto Tempietto Longobardo) a Cividale del Friuli, di metà VIII secolo, e nei Santi dei mosaici del sacello di San Zenone a Santa Prassede a Roma, commissionati da Pasquale I (817-824).

Anche nelle vite e nelle passiones del santo, si parla espressamente della corona del martirio.
San Cristoforo re, vicario di Cristo re
Oltre al significato del martirio, la presenza della corona riflette una profonda influenza dell’iconografia imperiale bizantina e ottoniana. Il santo, infatti, ha un ruolo di vicario o rappresentante di Cristo, il vero Re. Questo modello iconografico attingeva direttamente dalle miniature dei codici imperiali, come il Sacramentario di Enrico II o l’Evangeliario di Ottone III, dove il sovrano veniva incoronato dalla dextera Domini (la mano di Dio).


L’affresco di Spurano di Ossuccio sul Lago di Como conferma questo legame, mostrando proprio la mano divina che pone la corona sul capo del santo, operando una vera e propria contaminazione simbolica tra la sacralità imperiale e quella religiosa.
San Cristoforo e le autonomie cittadine
In alcuni casi il santo funge da testimone dell’autonomia cittadina, in quanto patrono, Ad esempio, a Barga, la corona (insieme all’abito bordato d’ermellino) richiama il ruolo dei iudices (giudici) e dei consules locali che esercitavano le loro funzioni su mandato regio o imperiale, ma in una chiave fortemente locale.

San Cristoforo erede degli dei pagani
Stefano Borsi, nel suo studio sul santo, ipotizza che la corona medievale possa avere un antico retroterra iconografico legato a divinità precristiane.
In particolare Il culto di Cristoforo ha ereditato elementi da divinità solari come il ligure Belanu (Belenos) o l’Apollo-sole, spesso rappresentati con la testa radiata (proprio come il Sol invictus romano). Questa “testa radiata” potrebbe essersi evoluta nella corona della tradizione medievale.
Ancora più suggestiva (ma anche più aleatoria) l’ipotesi che la corona possa avere a che fare con la tradizione egizia secondo la quale i cinocefali (esseri a cui Cristoforo è spesso associato in Oriente) portavano un diadema per simboleggiare il novilunio e il computo calendariale. La corona, dunque, avrebbe a che fare con culti lunari. E noi abbiamo già visto numerosi collegamenti fra san Cristoforo e cielo, stelle, pianeti e solstizi.
Queste prime raffigurazione del santo, quindi, costiuiscono una visione ieratica e autorevole, diversa dall’immagine più popolare e “umile” del gigante traghettatore che si diffonderà maggiormente dopo il XIII secolo con l’affermarsi dell’opera di Jacopo da Varagine.
Un elenco di santi re
- Spurano di Ossuccio (Como), Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo: Un affresco databile al primo decennio dell’XI secolo mostra il santo in vesti regali mentre la mano di Dio, sporgendo dal firmamento, lo incorona. Non porta il Bambino.
- Follonica (Grosseto), Abbazia di Santa Maria: Un blocco di alabastro (proveniente dalla collezione di reperti dell’abbazia) del XII secolo riporta incisa una figura maschile coronata in vesti regali, identificata con san Cristoforo. Non porta il Bambino.
- Barga (Lucca), Collegiata di San Cristoforo: Una celebre statua lignea, databile tra il XII e il XIII secolo, alta più di tre metri e mezzo, che mostra il santo con una corona regale sul capo e vesti sontuose orlate d’ermellino. Molto particolare il fatto che anche il Bambino porta la corona.
- Cremona, Palazzo Comunale (Sala degli Alabardieri): Affresco della seconda metà del XIII secolo dove il santo, di proporzioni gigantesche, indossa abiti sontuosi e porta una corona sul capo aureolato.
- Lodivecchio (Lodi), Chiesa di San Bassiano: Immagine del XIII secolo che ritrae san Cristoforo in abiti nobili, vestito d’ermellino e con il capo coronato.
- Lodi, Duomo: Un lacerto di affresco (nel locale vicino alla sacrestia) del XIII secolo mostra il santo frontalmente in abiti regali (manto con ermellino) e con la linea di una corona o diadema sul capo.
- Moltrasio (Como), Chiesa di S. Agata: Affresco del XIII secolo che ritrae san Cristoforo in abiti nobili, vestito d’ermellino e con il capo coronato.
- Quarona Val Sesia (Vercelli), Chiesa di san Giovanni al Monte: Affresco del XIII secolo. Cristoforo rappresentato con la corona di re.
- Cusino (Como), Chiesa della Natività di San Giovanni Battista: Strappo di affresco del XIII secolo. Cristoforo rappresentato con la corona di re, già sul campanile della chiesa
- Settimo Vittone (Torino), Pieve di san Lorenzo: Affresco databile tra il XIII e il XIV secolo. Cristoforo rappresentato con la corona di re e con mano aperta. Non porta il Bambino.
- Pognana Lario (Como), Chiesa di S. Miro: Affresco del XIV secolo situato presso l’ingresso, che raffigura San Cristoforo elegantissimo, con corona e mantello tempestato di pietre preziose.
- Vallarga (Bolzano), Chiesa Parrocchiale: Un’immagine dell’inizio del XVI secolo raffigurante il santo con una corona sul capo mentre attraversa il fiume.
La geografia di san Cristoforo re
Come si può evincere dall’elenco, questa immagine del santo si è diffusa solo fino al XIV secolo in ambito lombardo, nella zona del Lago di Como, nella Bassa Lombardia, ma anche ai piedi delle montagne del Piemonte. Forse perché in queste zone sono sempre stati più forti gli influssi del sostrato celtico preromano, evidenziati da Stefano Borsi? O forse l’iconografia ha risentito di una contaminazione artistica fra modelli ottoniani (in particolare la tradizione orafa ottoniana) e arte sacra? O forse la corona era un chiaro attributo del martire, poi scomparso quando ormai non se ne capiva più il valore simbolico?
Un’eccezione geografica e storica
Dal punto di vista geografico, spicca la presenza della corona sul capo del santo in Val Pusteria, a Weitental – Vallarga. Che io sappia, è l’unico san Cristoforo in Sudtirolo ad avere questa caratteristica. Come mai proprio qui?
Più spiegabile, forse, l’eccezionalità storica: il santo è, infatti, stato ritoccato nel 1577, ma l’originale era trecentesco, epoca in cui la raffigurazione con la corona era ancora presente.
Una galleria di santi re








Per approfondire
Bibliografia
- Bertozzi, Ester. 2007. «IL DRAGO DEL GERUNDO». Insula Fulcheria XXXVII: 9–34.
- Borsi, Stefano. 2017. Storia di san Cristoforo: origini e diffusione di un culto tra mito e realtà. Prima edizione. Collana mosaico. Libria.
- Micheli, Raffaella. 2016. «San Cristoforo. Iconografia dell’anno mille». Torrita, storia, arte e paesaggio VII: 27–33.
- Tigler, Guido. 2019. «Questioni di scultura: i reperti lapidei romanici provenienti da Santa Maria di Follonica e il crocifisso ligneo gotico detto del beato Brandano in San Leonardo.» In Le chiese di Montefollonico. Arte e storia.
