Un dono speciale di un grande umanista all’Abbazia di san Cristoforo di Casteldurante (oggi Urbania)

Oggi raccontiamo una storia che coinvolge protagonisti davvero eccezionali: un cardinale umanista (che sfiorò anche il soglio papale), un signore locale (grande mecenate e politico), un importante artista (ma sarà davvero lui l’artista? Sembra di no!). E ovviamente il nostro San Cristoforo! Cominciamo con il ritratto dei nostri protagonisti e poi racconteremo la storia che li unisce.

Un cardinale umanista: Bessarione

Nato greco a Costantinopoli, Bessarione fu una delle figure spirituali e morali più elevate del Quattrocento. La sua missione storica principale fu legata al Concilio di Ferrara e Firenze (1438-1439), un evento monumentale in cui il papato cercò una suprema conciliazione tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Bessarione, il più importante tra i sapienti greci giunti in Italia, divenne il simbolo della ricerca di una concordia universale che avrebbe dovuto garantire la pace per i secoli a venire.

Anche se le conclusioni politiche di quel concilio rimasero in gran parte lettera morta e la storia prese strade diverse (e il cardinale fu testimone di eventi catastrofici, come la caduta di Costantinopoli del 1453), l’impatto culturale di Bessarione fu immenso. Bessarione non era solo un diplomatico della fede, ma anche un profondo conoscitore della filosofia. Fu allievo di Giorgio Gemisto Pletone, il grande pensatore che sosteneva l’esistenza di un unico Dio senza nome, una visione che influenzò profondamente il pensiero laico e religioso del tempo, arrivando a ispirare pensatori e artisti.

Un signore locale, grande mecenate: Federico da Montefeltro

Nel cuore del Rinascimento italiano, la figura di Federico da Montefeltro, duca di Montefeltro, Urbino e Casteldurante, emerge come uno dei più raffinati principi-condottieri del Quattrocento. Fu non solo abile stratega militare ma anche straordinario promotore delle arti e delle lettere, trasformando la sua corte in uno dei centri culturali più prestigiosi d’Europa. La sua visione politica si fondava su un equilibrio tra forza militare, diplomazia e mecenatismo: il celebre Palazzo Ducale di Urbino ne è la testimonianza più tangibile. Tuttavia, l’influenza di Federico non si limitò alla capitale del ducato, ma si estese a tutto il territorio, comprese le realtà strategiche e produttive come Casteldurante.

Un importante artista: Antonio del Pollaiolo

Tra i protagonisti più innovativi del Rinascimento fiorentino Antonio del Pollaiolo, si distinse come pittore, scultore, orafo e incisore. Nato a Firenze nel 1431, Antonio sviluppò un linguaggio fortemente incentrato sull’analisi anatomica e sul dinamismo del corpo umano. La riscoperta dell’antico e l’interesse per la scienza anatomica alimentavano una visione dell’arte fondata su proporzione, energia e razionalità. Come orafo, Antonio affinò una straordinaria precisione tecnica e una sensibilità per il dettaglio minuzioso. L’oreficeria quattrocentesca richiedeva competenze complesse: progettazione, fusione, cesello, incisione e doratura. Questo background tecnico contribuì alla sua padronanza del rilievo e alla resa incisiva delle superfici anche nelle sue opere più famose.

Il filo che lega tutti: San Cristoforo, o meglio la sua reliquia

Il reliquiario dell’omero di san Cristoforo, a lungo ritenuto opera del POLLAIOLO, giunse a Casteldurante nel 1472, donato da papa Sisto IV al cardinale BESSARIONE, il quale lo offrì all’allora Badia di San Cristoforo durante una visita ufficiale effettuata in compagnia di FEDERICO DA MONETFELTRO.

Il cardinale Bessarione a Casteldurante – Urbania

Il cardinale BESSARIONE fu abate commendatario della Badia di San Cristoforo dal 1445 al 1472 e utilizzò quasi tutte le rendite dell’abbazia per finanziare la ristrutturazione della chiesa abbaziale. Documenti d’archivio confermano che Bessarione si dichiarava “ottimamente disposto” verso la sua chiesa, dotandola di preziose suppellettili sacre, tra cui una magnifica croce processionale in argento e smalti (purtroppo trafugata nel secolo scorso) e paramenti liturgici ricamati con il proprio stemma. Ma il dono più importante che fece all’Abbazia fu la reliquia di San Cristoforo.

E proprio in questa veste di donatore di reliquie il cardinale viene raffigurato in un affresco di Timoteo Viti del XVI secolo nell’antico monastero di Santa Chiara a Urbania e scoperto dal sacerdote don Corrado Leonardi. Secondo i recenti studi di John Spike, una figura precedentemente interpretata come un santo (ad esempio sant’Ambrogio o san Bonaventura) sarebbe in realtà il Cardinale Bessarione, Spike identifica in questo personaggio alcuni attributi iconografici tipici di Bessarione, quali i baffi bianchi e il bastone di studio, e in particolare un oggetto con cupola circolare in mano, che interpreta come un reliquiario simile a quello donato dallo stesso Bessarione alla chiesa di San Cristoforo di Urbania.

Francesco Viti, Madonna con Bambino e santi, Monastero di santa Chiara – Urbania (PU) – ph. centropagina.it

La reliquia di san Cristoforo

Ed eccola qui la reliquia di san Cristoforo!

Reliquiario di San Cristoforo -
Reliquiario di San Cristoforo – Museo Albani – Urbania (PU)

L’oggetto si distingue per la sua raffinata struttura a forma di tempietto rinascimentale a pianta quadrata, con un cilindro di vetro centrale che permette la visione della reliquia. L’architettura del reliquiario poggia su colonne corinzie scanalate che sostengono una cupoletta embricata, mentre agli angoli della base si trovano quattro sfingi alate con il corpo di leone. Decorano le facce del basamento alcuni medaglioni con gli stemmi a smalto di Sisto IV, del cardinale Bessarione e dell’abate Gianfrancesco Bentivoglio, racchiusi entro corone d’alloro.

Lungo lo zoccolo del reliquiario corre un’iscrizione in lettere capitali che commemora solennemente la donazione del 1472, citando il legame tra il pontefice e il cardinale “Niceno, cioè Bessarione. Un’ulteriore iscrizione, incisa in caratteri corsivi su un quarto lato, ricorda la ricognizione della reliquia avvenuta nel 1726 per mano del vescovo Giovanni Vincenzo Castelli.

Un’opera di Antonio Pollaiolo?

Dal punto di vista stilistico, il reliquiario è considerato uno dei pezzi più moderni dell’oreficeria centro-italiana del primo Rinascimento, poiché abbandona i modelli gotici per adottare un repertorio “all’antica”. Sebbene molti studiosi abbiano proposto l’attribuzione ad Antonio del Pollaiolo, la critica più recente evidenzia una qualità tecnica meno matura rispetto alle opere certe del maestro fiorentino. Un’ipotesi alternativa suggerisce che l’opera possa essere stata realizzata da Pietro di Antonio da Siena, orafo di fiducia di papa Sisto IV.

Un reliquia al centro della devozione a San Cristoforo

Oltre all’eccezionale valore artistico, la reliquia ha ricoperto un ruolo devozionale primario per la popolazione di Urbania, specialmente come protezione contro le calamità naturali. A tal proposito, si ricorda la processione del 1781 quando, dopo un forte terremoto, il vescovo portò la reliquia a piedi scalzi per le vie della città chiedendo la protezione del santo.

Ma la storia del legame fra San Cristoforo e Urbania merita un approfondimento in un post dedicato

Bibliografia